di Anna Rita Fontana

Figura eclettica, attivissima nel campo della musica da camera e sinfonica, il compositore catanese Matteo Musumeci, classe 1976, primogenito dell’attore Tuccio Musumeci, si sofferma su alcuni aspetti della sua crescita professionale, che partono dall’ambito del teatro. Amante della natura, dedicataria di varie composizioni che ne illustrano i luoghi, il musicista tende a privilegiare l’aspetto teatrale anche nell’opera lirica.
L’itinerario di un compositore non è mai scontato. Lei non è approdato al teatro dopo un certo percorso, come avviene in molti casi, ma è partito dall’ esperienza teatrale per giungere poi ad altri obiettivi musicali. In che modo ha abbinato le due cose?
“Avendo vissuto in sintonia con l’esperienza teatrale della mia famiglia, per me è stato naturale all’inizio scrivere musica per il teatro. Poi, attraverso gli studi al Conservatorio mi sono accostato alla musica da camera e strumentale con le prime composizioni. Da lì sono approdato alla lirica con “Aitna” rappresentata nel 2005 nella Repubblica Ceca: è un esempio del mio modello di opera, dove accanto alla musica inserisco la prosa, con un poeta che racconta i luoghi della natura, in questo caso dell’Etna.”
Lei è un appassionato di musica da camera. Dopo quasi tre secoli dalla sua nascita, pensa che sia possibile riattualizzarla in generale, e in particolare nelle sue opere?
“ E’ certamente possibile, perché la musica strumentale è l’unica forma d’arte totalmente astratta e come tale consente sempre nuovi interventi volti a rinnovarla e a darle un tocco di freschezza. Oggi c’è un grande ritorno alla musica antica, al primo barocco e a Monteverdi, perché hanno delle strutture armoniche vicine al nostro sentire quotidiano.”
Il rinnovarsi continuo della musica, in cui crede, può trarre profitto dagli altri linguaggi dell’epoca contemporanea?
“ La musica si relaziona in modo proficuo con altri ambiti, come ad esempio quello cinematografico, con le musiche composte per il cinema, utilizzate dai grandi registi, e anche quello televisivo con gli spot pubblicitari che spesso propongono frammenti classici o si ispirano ad essi.”

SCAM BLUE CIRCUS 1
Qual è il suo concetto di arte, a tale proposito?
“Per me l’arte è una palla di neve, che rotolando si trascina man mano tutto quello che c’è dietro, amalgamando quello che si ha dentro. Noi musicisti ad esempio abbiamo delle citazioni e dei punti di riferimento che spesso vengono fuori. Inoltre io sto seguendo un nuovo filone sul concetto del tempo che mi piace utilizzare nella musica, come ho fatto nella sinfonia “Stormy time-sinfonia senza tempo”, con la quale ho debuttato nel 2013 al Teatro Politeama di Palermo.”
Come definisce quindi il tempo?
“E’ sicuramente qualcosa che ci sfugge, ma che si lascia condizionare nel senso che il nostro tempo può sia interagire positivamente con quello di altre persone, sia riceverne una limitazione. Io ho un approccio sia fisico che filosofico nei confronti del tempo, talvolta lo tratto in modo spasmodico. Ci sono in merito delle mie opere ispirate a questo concetto, ad esempio “L’attesa”, e l’opera che debutterà il 20 aprile al Teatro Bellini di Catania.”
Parliamo della sua ultima novità, la suite strumentale “Il circo magico”. Da cosa è nata l’idea?
“Dal voler omaggiare la versione strumentale dell’opera Histoire du soldat di Igor Stravinsky, infatti è concepita nella forma di suite e sempre in otto numeri. Ho instaurato una felice intesa con uno dei più grandi drammaturghi del teatro contemporaneo, ovvero Gianni Clementi, perché entrambi abbiamo un linguaggio diretto e immediato, e lui ha compiuto un lavoro a ritroso assecondando bene la mia idea, mentre normalmente il compositore si ispira a un libretto già pronto. Il suo è un modo forte e ironico a un tempo, di trattare il quotidiano. A questo si è aggiunta l’iniziativa del presidente della Scam Giuseppe Montemagno, di abbinare, al soggetto stravagante del mondo circense, l’opera di Stravinsky nello stesso spettacolo.”
Cosa prevale nei suoi progetti futuri?
“Ho in mente ancora idee di teatro musicale: questa volta si tratta di un oratorio, per voce recitante, coro e orchestra da realizzare sempre insieme a Gianni Clementi.”

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