CATANIA – «Negli ultimi tre anni la Federazione Antiracket Italiana (Fai) ha visto nascere nel Sud Italia 23 associazioni, ma il dato più importante è che ci sono state oltre 198 costituzioni di parte civile». Indicatori che per il presidente nazionale della Fai Pippo Scandurra evidenziano i risultati ottenuti grazie al lavoro svolto dalle associazioni che operano sul territorio: «Tutto ciò significa che ci sono stati centinaia di imprenditori che hanno denunciato – ha continuato – ci sono dei processi in corso e anche diverse condanne a carico di mafiosi. Oggi (13 aprile), in occasione della presentazione del libro di Filippo Conticello “Storia del movimento antiracket, 1990/2015”, a distanza di venticinque anni abbiamo ricordato e raccontato le storie di imprenditori vittime del racket, divenuti modello e ispirazione per tutti quelli che trovano la forza di denunciare». In molti casi si tratta di veri e propri calvari subiti da intere famiglie e che spesso sono la manifestazione della distorsione dei rapporti socio-economici in contesti governati ancora dai codici e dai disvalori della criminalità organizzata, come ha sottolineato la prof.ssa Rita Palidda, durante l’intervento al convegno che si è svolto al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università etnea.

«Raccontare le storie degli imprenditori che si ribellarono al racket quando ancora in Italia non esistevano strumenti legislativi a tutela delle vittime – ha affermato il giornalista catanese Filippo Conticello – significa dare un esempio ai commercianti e agli imprenditori di oggi. Anche la divulgazione gioca la sua parte in questo processo di formazione delle coscienze». Il primo passo lo ha fatto la città di Capo d’Orlando dove, quando ancora gli imprenditori erano lasciati soli nella paura, è nata la prima associazione contro i “signori del pizzo”. Oggi, a differenza di un ventennio fa, esistono strumenti legislativi adeguati e una vicinanza della magistratura e delle forze dell’ordine, sebbene in alcuni contesti permangano ancora retaggi della mafia rurale: «Basti pensare alla modalità di estorsione ancora presenti in alcune zone dell’entroterra siciliano», ha affermato durante l’incontro Salvo Tognolosi, vice questore aggiunto della squadra mobile di Catania. In conclusione il socio segretario della Fai antiracket Catania Nazzareno Prinzivalli ha portato i saluti dell’associazione, guidata da Walter Ansorge.

in foto, da sx: Scandurra, Palidda, Conticello, Tognolosi, Prinzivalli

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