Agnese Maugeri, foto servizio Vincenzo Musumeci

Catania – Nella giornata mondiale del Global Meeting Industry Day si è svolto nel capoluogo etneo il meeting MiCelebrity per imprenditori e Listeneraziende siciliane, un evento ideato con lo scopo di migliorare le tecniche di vendita e aprirsi ai nuovi mercati. Durante il convegno, organizzato presso l’Hotel Nettuno, abbiamo incontrato Vincenzo Tumminello presidente del Sicilia Convention Bureau, che attraverso la creazione di congressi promuove il territorio siciliano, valorizzandone le eccellenze.

Il presidente Tumminello ha gentilmente risposto alle nostre domande, spiegandoci come sia importante un lavoro sinergico con la filirea congressuale per migliorare l’offerta turistica della nostra regione,

La Sicilia Convention Bureau organizza numerosi congressi, seppure la nostra isola goda di un clima favorevole e di strutture, non è ancora fra le prime scelte per grandi eventi e convegni. Come si può migliorare l’attrattiva siciliana e renderla più competitiva in questo settore?

«Le caratteristiche naturali come quelle culturali umane sono fondamentali nella scelta del luogo e laListener-1 Sicilia ha veramente tutto questo. Basti pensare che mediamente qui si hanno 70 giorni di pioggia l’anno, mentre in nord Europa se ne registrano oltre 200, ciò fa capire che potremmo fare di più di quanto già offriamo, che non è poco. Vi sono due fattori di grande debolezza che giocano a nostro sfavore. Il primo è che in Sicilia non vi sono strutture pubbliche adeguate in grado di accogliere grandi eventi. Nel resto d’Italia molte regioni hanno dei centri congressi e palasport che funzionano in modo adeguato per ospitare convention e meeting . È capitato spesso di poter organizzare eventi per 3000 persone, ma siamo stati costretti a non ultimarli proprio perché i luoghi che potevamo usare erano del tutto improvvisati. Il secondo punto sono i collegamenti assenti tra la Sicilia e il Nord Europa, questo è un punto fondamentale per il turismo congressuale così come per quello golfistico, ma da novembre ad aprile i voli sono del tutto inesistenti. Infine per promuovere una terra occorre far gruppo e giocare di squadra e purtroppo lavorare in sinergia qui in Sicilia è ancora difficile».

Tra le regioni italiane la Sicilia come si colloca nell’offerta del turismo congressuale?

«Siamo mediamente attrattivi, chi torna da un congresso di solito apprezza la qualità del contesto e  qui non temiamo il confronto soprattutto per l’insieme del patrimonio naturale e artistico; forse simile a noi come regione c’è solo la Toscana. La risposta è molto buona, occorre solo superare gli ostacoli per far si che la persona arrivi in Sicilia, poi una volta giunta è sicuro che si innamorerà di questa terra. Molto apprezzate sono anche le doti di ospitalità e la professionalità degli operatori siciliani».

La politica regionale come agisce e quanto influisce in questo settore?

Listener-5«La politica fa poco e dovrebbe fare molto di più. La prima parte è agire da soli per ciò che si può, tentare di fare politica noi stessi e poi bisognerebbe che la vera politica si occupasse di aiutare, ascoltare il bisogno del singolo. Quello che accade in Sicilia, ma non soltanto qui, è che molto spesso gli imprenditori non si occupano accuratamente di questo aspetto e chi fa politica in modo tradizionale, a volte, non ha le competenze, inoltre spesso manca un interlocutore tra le due parti. Quello che si deve fare è superare i personalismi, unirsi insieme e puntare al bene della nostra terra».

Organizzare convention aiuta il turismo tradizionalmente, se si come?

«È una forma di turismo anche questa. Far un convegno attrae un turismo che è a metà tra il business e il piacere, spesso ci viene chiesto, nei congressi che organizziamo, il prolungamento con una parte turistica più tradizionale. Capita infatti che, chi viene qui per un meeting di un giorno poi sceglie di tornare per puro turismo, quindi è un modo per far conoscere la Sicilia; potenzialmente è un’arma enorme, i convegni  permettono di far promuovere bene una terra».

La stagione estiva è ormai alle porte, le aspettative sono positive per la nostra regione?

«Dal punto di vista meramente turistico quello che sentiamo sono numeri molto positivi, questo anche perché la situazione geopolitica attuale ci favorisce, dato che tutta la zona dell’Africa del nord sta vivendoListener-4 un momento cruciale. Il Marocco, per esempio, era un luogo molto frequentato dai golfisti ma, essendo in una zona altamente a rischio, adesso si sceglie meno è si punta invece sull’offerta siciliana. Bisogna capire come allungare questa stagione, iniziando ad aprile e concludendola a novembre, quest’anno i primi dati ci fanno ben sperare, ottobre e novembre invece vanno costruiti, per tanto occorre creare occasioni ed eventi. Da tre anni a Palermo si organizza Le vie dei tesori,  un evento al quale noi partecipiamo, dove si aprono degli spazi culturali, dei luoghi sconosciuti a molti, rendendoli fruibili solo per un determinato periodo, questo è un momento molto intenso di attrazione turistica per la città, proprio perché si è riusciti a calendarizzare un evento e promuoverlo adeguatamente. L’esempio più classico in Sicilia è il Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo che spostato a fine settembre ha allungato la stagione di questo caratteristico borgo. Bisogna preparare le iniziative e puntare su novità interessanti che seducano e invogliano il turista a conoscere, vivere e scoprire la nostra meravigliosa isola».

Agnese Maugeri

Foto servizio: Vincenzo Musumeci


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