Chiara D’Amore

CATANIA – Antitesi del tomasiano Gattopardo, pioniere del cinema subacqueo e imprenditore dai mille interessi, il principe Francesco Alliata di Villafranca è stato rappresentante di una sicilianità votata allo sviluppo e al cambiamento che niente ha a che vedere con una certa classe politica che ha mistificato questo territorio ricco di tesori. Un aristocratico nel senso più ampio del termine la cui vita ha ricoperto quasi un secolo di storia del nostro paese intrecciandosi con le vicende della Seconda Guerra Mondiale, del bel cinema di Jean Renoir, fino alle losche faccende della mafia.

Una vita avventurosa che viene oggi raccontata all’interno del volume  “Il Mediterraneo era il mio regno.  Memorie di un aristocratico siciliano” (Neri Pozza, 2015) che è stato presentato nella sala del Coro di Notte del Monastero dei Benedettini alla presenza del direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche,  Giancarlo Mangano di San Lio, dei docenti Maria Lombardo e Alessandro De Filippo, dello studioso Ivano Mistretta, dell’avvocato Francesco Altamore e di Vittoria Alliata, figlia dell’autore, arabista e scrittrice a cui oggi spetta il compito di tramandare le memorie del principe di Villafranca venuto a mancare nel 2015.

alliata“Mio padre era uno straordinario bambino di 95 anni”, racconta la principessa Vittoria, ”e con questo libro ha voluto lasciare non delle semplici memorie, ma un invito ai giovani a continuare la sua strada. Un gruppo di ragazzi che nel dopoguerra si uniscono e sperimentano per la prima volta il cinema subacqueo nel cuore della Sicilia devono essere un esempio da seguire”. Alliata fonda infatti la “Panaria Film” insieme al cugino Quintino Di Napoli e agli amici Giovanni Mazza, Pietro Moncada, Renzo Avanzo e Fosco Maraini, producendo pellicole come “Vulcano” con Anna Magnani e “La carrozza d’oro” di Jean Renoir, primo film in Technicolor. “E’ stato operatore di guerra, regista e produttore. Il cinema era il suo modo di guardare il mondo e lui ha continuato a mantenere uno sguardo cinematografico per tutta la vita, come se l’obiettivo fosse un’estensione del suo corpo. I fotoreporter perdono spesso la vita durante i conflitti perché la strumentazione diventa come un velo che non permette loro di vedere la realtà, credo invece che lui abbia vissuto in modo così spericolato grazie anche a questo potente strumento che lo tutelava dai pericoli”.

Un innovatore non solo nel cinema, ma anche nel mondo dell’imprenditoria in cui si distinse, tra l’altro, per l’idea di lanciare sul mercato la granita siciliana che era stata fino ad allora snobbata dall’industria nazionale “tutto questo per lanciare un’immagine positiva della Sicilia da esportare in tutto il mondo”, dice la figlia Vittoria, “era forse il più grande conoscitore di quest’isola e la sua volontà era quella di contribuire al suo sviluppo. Per questo sceglieva sempre di girare in luoghi che voleva promuovere cercando di unire le sue grandi passioni, la storia, l’archeologia e il cinema”.

Ma la vicenda umana del Principe Alliata è indissolubilmente legata a quella dei beni di famiglia e soprattutto a uno dei gioielli architettonici del territorio di Bagheria, Villa Valguarnera. Decantata da artisti del calibro di Goethe e Stendhal e descritta da Dacia Marini, Valguarnera è stata al centro dell’interesse dell’opinione pubblica per la sua travagliata storia che l’aveva trasformata da incantevole complesso monumentale e luogo di degrado e illegalità. “Per qualche anno infatti la Villa rimase vuota e alcuni uomini vicini a Provenzano la occuparono deturpandone bellezza e decoro. Mio padre era un uomo molto coraggioso e in lui era forte la volontà di riappropriarsi di un palazzo tanto importante per la nostra famiglia al fine di restituirgli l’antico splendore. A quel punto ci trovammo di fronte degli ostacoli da parte delle stessa amministrazione, mio padre si dichiarò “prigioniero politico della burocrazia” e attraverso questo gesto eccezionale ribadì la sua battaglia per proteggere la storia del nostro casato. Valguarnera è oggi rinata grazie all’impegno di tutti”, dichiara Vittoria Alliata, “importante è stato anche il sostegno di Tornatore che ha raccontato la storia della Villa in uno spot realizzato per Dolce&Gabbana”.

La scrittura è quindi stata l’ultima grande sfida per questo aristocratico siciliano, “ha iniziato a scrivere all’età di 80 anni, quando gli hanno chiesto di parlare della sua storia eccezionale ed è riuscito ad esprimersi anche in questo talento. La guerra, la lotta a favore dell’ambiente e contro la mafia, ma anche l’ironia e la voglia di sperimentare sono raccontati dalla sua penna in modo chiaro e comunicativo. Collaborare alla stesura di questo libro è stato per me un modo per conoscere meglio mio padre e per scoprire le mille sfaccettature di un uomo fuori dal comune”,conclude la principessa Vittoria di Villafranca, “credo sia un testo veramente interessante e ricco di sorprese”.

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