di Anna Rita Fontana

Avvolge inesorabile una scena semplice, fra pochi tocchi di colore, sui legni della Sala Magma. Lui, il Tempo, che interagisce con tutti noi nella vita e per l’occasione in sala, attraverso l’unico protagonista, un abilissimo Antonio Starrantino , immerso e invischiato nella produzione teatrale “Il fruscio del tempo” ovvero “Essere o non essere umano”, atto unico di Antonio Caruso che ne ha curato insieme a Salvo Nicotra la regìa, l’impianto scenico e i costumi; direttore di scena Orazio Indelicato, foto di scena Simone Nicotra, luci di Salvo Nicotra. Ideato da Caruso nel 2012-’13 per un allievo seguito da oltre dieci anni, qual’ è Starrantino, e rappresentato la prima volta nel 2014 ai Magazzini Sonori in versione del tutto sperimentale, il lavoro, che condensa il vissuto teatrale dell’autore, vuole proseguire un viaggio interiore già intrapreso, dove ciascuno di noi possa ritrovarsi libero dalle convenzioni sociali che spesso ci ingabbiano fin dall’infanzia.ANTONIO STARRANTINO 4

Ed ecco il nostro giovane attore, che amaro e sornione, nell’attesa logorante di un agognato provino ci comunica con fare istrionico le varie sensazioni del “tempo” nostro insostituibile compagno di vita: ora asettico e informe, ora capriccioso, ora acquattato e assordante come la voce fuori campo di Antonio Caruso che lo induce a riflettere appunto sul tempo che scorre nel palcoscenico della vita, citando Seneca. “ Il tempo ci viene tolto o sottratto quasi a nostra insaputa oppure ci sfugge non si sa come”, rendendo quel non so che di impalpabile, insito nel fruscìo del titolo, e ancora “Tutto ci è estraneo, solo il tempo è veramente nostro”, diceva il grande filosofo. Tra cruccio, smarrimento e cinismo, rimpiangendo le 288 ore circa di attesa che lo hanno visto giungere in un anno al decimo provino, “per un lavoro socialmente inutile” l’uomo che rappresenta tutti noi si prende la briga di reinterpretare il monologo di Amleto essere o non essere, questo è il dilemma ,sillabandolo a mo’ di robot sui tocchi di uno xilofono. E facendone un quesito personale col travaglio psicologico dell “essere o non essere (attore)”: compiacere il regista o rendere giustizia a Shakespeare? E anche ammesso che le due cose possano combaciare, si chiede “dove sono io?” ANTONIO STARRANTINO GRUPPO

Tra produttori, registi e compagnie, la propria vita è un non essere, scaglionata tra plurimi ruoli, di spettatore, attore , regista, amante e via dicendo, senza possibilità di dubbio, di incertezza. Infatti, chi parla, oltre a sgolarsi per ridare ossa carne e sangue alle parole, sia pure liberandole per poco, sta impegnando semplicemente un buco del proprio tempo (sempre nell’attesa del famigerato provino) e non è spensierato come il principe Amleto… infatti il 1600 era il tempo della possibilità, di Cartesio.Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli..Se fosse vissuto ai nostri tempi di certo il nostro principe si sarebbe “impegnato nel marketing del suo blasone, ad evitare paparazzi…nelle cene di gala o serate di beneficenza”, in un fantasioso dialogo fuori tempo con l’immortale William. E ancora spazio all’immaginazione, per evadere dalla quotidianità col richiamo fuori campo della novella pirandelliana “Il treno ha fischiato”, nella voce stentorea di Caruso che rimbomba in sala, prospettando la fuga del protagonista verso nuovi mondi “dove l’anima ci disperde in favolose lontananze”. Tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere il nostro Antonio inganna ancora l’attesa immaginando altri “look”, da barman, muratore, imprenditore… “senza riuscire a tirare un ragno dal buco…” sempre alle prese con il Tempo. Morire, dormire, sognare forse…, nel rileggere il testo seicentesco, per sottrarci al limbo della quotidianità? Il segreto sta nell’istante, forse, come vorrebbe l’autore, nel saper fare tesoro di quell’attimo prezioso che la vita ci dona, senza passato né futuro, per ritrovare il nocciolo della nostra esistenza. L’attento pubblico ha esternato il suo compiacimento per la sapiente opera di regìa, e un vivissimo affetto per il ritorno sulla scena di un intramontabile Antonio Caruso.

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi