CATANIA – “Dite la verità sull’Amt”, questo il grido lanciato dai dipendenti dell’Azienda Metropolitana Trasporti che, dopo mesi di lotta senza esclusione di colpi, nella giornata di oggi hanno manifestato con un sit-in di protesta della durata di ben quattro ore davanti all’autorimessa di via Plebiscito a Catania. Perché la situazione non è cambiata di una virgola, nonostante i numerosi appelli contro la gestione del presidente Lungaro, sempre più surreale.

Perché? Ricostruiamo quanto accaduto nelle ultime settimane: la mancanza di mezzi e la crisi di liquidità hanno portato i lavoratori della società partecipata del Comune di Catania, rappresentati dal sindacato Fast – Confsal, a denunciare la condizione drammatica, lanciando una vera e propria “operazione verità” per far luce su questioni fino ad allora oscure, come quella riguardante i crediti vantati dall’Amt nei confronti di Regione e organo comunale. Uno sciopero, avvenuto nel mese di marzo, sembrava aver cambiato le cose: i dipendenti, infatti, convocati in audizione dalla Commissione IV – Ambiente e Territorio all’Ars, si sono visti riconoscere una parte dei crediti. Ma ciò non è bastato.

La situazione è rimasta pressoché uguale: anzi, è peggiorata, se possibile. Nonostante la crisi, l’Amt ha continuato (e continua) ad assegnare consulenze legali da centinaia di migliaia di euro, per far fronte ai decreti ingiuntivi ricevuti dall’azienda (come raccontato dalla nostra redazione). Inoltre, sono sorti nuovi problemi: gli istituti finanziari, ai quali i lavoratori hanno fatto riferimento per diversi prestiti attraverso la cessione del quinto dello stipendio, a causa dei ritardi dei pagamenti con chi se la sono presa? Con gli stessi operanti.

Così, oggi, dei 130 mezzi a disposizione dell’Amt, 103 sono “usciti” in servizio, ma solo 70 dei totali sono tornati “alla base”: tutto ciò per lanciare un messaggio importante e dire basta, una volta per tutte. “La categoria ha risposto bene allo sciopero, ma Bianco sembra essere disattento. E intanto la nostra situazione continua ad essere drammatica: Baccei dice che alla Regione se ne stanno occupando? Bene, ma poi comprano 100 autobus per l’Ast…”, affermano i rappresentanti della Fast – Confsal. “Non si può più andare avanti con i “se”: qui tra poco si dovrà chiudere il bilancio. Lungaro ha fallito e l’ha dimostrato: adesso deve dimettersi”, aggiungono.

Il presidente dell’Amt, infatti, dopo l’ultimo botta e risposta risalente al mese scorso, sembra essere uscito di scena, mentre i dipendenti chiedono “che i dirigenti diano l’esempio”. Altra questione quella riguardante i mezzi: “Al giorno d’oggi in giro ci sono 130 vetture senza possibilità di ricambio, di cui solo 10 con l’aria condizionata funzionante, nonostante siamo quasi a maggio”, spiegano i lavoratori. E i pezzi di ricambio? “Vengono messi in vendita su internet”, aggiungono. E se si guasta un autobus non è possibile ripararlo in tempo: “L’officina chiude alle 20, perché non è possibile pagare i meccanici che, quindi, sono costretti a completare il lavoro nella giornata seguente”, spiegano.

Praticamente assente, poi, la flessibilità: “Nel nostro rinnovo contrattuale veniva spiegato che dobbiamo rispettare 39 ore di lavoro a settimana, per una media di 6 ore e 30 minuti al giorno. In teoria c’è la possibilità di variare da un minimo di 4 ore a un massimo di 8 ore e 20 minuti: non possono esistere turni superiori a questa durata. E invece l’azienda ci obbliga a raggiungere quotidianamente le 8 ore, senza che ci venga riconosciuto lo straordinario”, raccontano. E se dovessero assentarsi? “Se ci assentiamo per malattia, o anche per le donazioni del sangue, le ore vengono decurtate dal nostro totale per gli straordinari”, spiegano. Uno scenario, insomma, paradossale, che non si ferma ai confini cittadini, ma che coinvolge l’intera regione: in attesa di una risposta “dall’alto”, anche se i segnali di fumo sono pochi, e in lontananza si vedono solo nuvoloni.

Antonio Torrisi

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