Anna Rita Fontana

Abili nello sceneggiare uno spaccato di vita vissuta, gli attori Giuseppe Billa, Pietro Cucuzza e Giulia Alecci hanno aperto all’attento pubblico della sala E7   -Assostampa del centro congressi Le Ciminiere, l’attraente incontro sul libro “Grand Fillmore Hotel”, Ginevra Bentivoglio Editoria, primo romanzo del ventunenne catanese Mattia Insolia. Relatori Daniele Lo Porto, segretario provinciale dell’Associazione Siciliana della Stampa e Katya Maugeri, critico letterario, accanto al giovane autore, già vincitore del concorso nazionale di narrativa breve “liberestorie”. Immaginando le suppellettili consunte di un hotel in degrado che diviene teatro di miseria e cinismo, abbiamo colto la spiccata efficacia dei suddetti interpreti nella rabbia del barista Alex ( Giuseppe Billa), nell’ amarezza di Andrea (Giulia Alecci), una delle tre donne tuttofare, e nell’arroganza becera del direttore dell’albergo Fillmore( Pietro Cucuzza): pochi tocchi a delineare un hotel che “succhia l’anima” e “sta cadendo a pezzi” anche in senso figurato, con i clienti che scarseggiano tra moquette sfilacciata e carta da parati sbiadita, mantenendo il senso della grandezza solo nel nome.COPERTINA LIBRO INSOLIA 2

Katya Maugeri ha sviscerato l’essenza del testo negli stati d’animo dei dieci personaggi che abitano nell’hotel ma non nelle loro vite trascinate malamente come stracci, incarnandosi nei loro corpi maltrattati e violentati non solo da terzi ma anche da se stessi. L’hotel di colore grigio topo, vero protagonista di ciò che vi accade, li accoglie in dieci camere dislocate sui vari piani, rispecchiando l’animo e la coscienza dei personaggi, così tanto vilipesi da un agire immorale da essere incapaci di rimuovere l’ostacolo che impedisce loro di vedere o fruire di una realtà altra, al di là della barricata del male, perché assuefatti all’iniquità e schiacciati in vite “cristallizzate e immobilizzate dalla paura”, come ha puntualizzato l’autore. Personaggi che si autoassolvono sempre- ha detto Lo Porto- fra storie di varia umanità raccontate con grande capacità di scrittura e analisi superiori all’età anagrafica dello scrittore, con un linguaggio realista e crudo, per dei personaggi “senza spazio e senza futuro”. In un contesto dove, secondo la Maugeri, ognuno di loro è protagonista e antagonista di se stesso, all’interno di storie con sfaccettature relative ad altri personaggi: per ciascuno di essi Insolia cambia registro linguistico per consentire il racconto della propria storia; e, cosa importante per la relatrice, come se dialogasse con se stesso attraverso delle frasi in corsivo ripetute in ogni capitolo.Assostampa 2

Non esiste nel libro il reo per eccellenza, giacchè è la vita stessa colpevole del male che avvinghia i personaggi privandoli persino della capacità di sognare “in un presente che si affossa da solo”. E’ quanto emerge dal romanzo da uno di loro “…è inutile rifugiarsi nei propri sogni. I progetti futuri sono catapecchie fatiscenti in cui lasciamo marcire la paura del presente”. Ma il lettore lungimirante saprà spingersi oltre il buio della grettezza umana, fra lo squallore di Elsa o l’atroce meschinità di Fillmore, schiudendo a ciascun personaggio un possibile riscatto della sua vera umanità.

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