Avevamo chiesto a gran voce la maglia mimetica per questa squadra. Avevamo chiesto bastone, punizione, abnegazione, passione e lavoro, semplicemente lavoro per condurre in porto serenamente questa squadra alla salvezza, e già sarebbe stato un fallimento. Invece no, la banda etnea ha pensato bene di continuare a soffrire, fino all’ultima giornata. Perché si sa, senza sofferenza dove sta il bello della situazione? A 90 minuti dal termine di questa stagione, possiamo ampiamente dare un giudizio a questo disastrato Catania. Vergognoso. E usiamo volutamente questa parola, che tanto fastidio ha dato in passato. Il destino del club nella regular season non dipende più da se stesso e quindi dai propri risultati, l’incubo playout potrebbe non diventare realtà solo e soltanto se Monopoli o Catanzaro non facessero il proprio dovere la prossima settimana.

Da onesti osservatori di calcio e realtà, non sappiamo attribuire migliore aggettivo ad un gruppo di lavoro, usiamo ancora questa parola, immeritevole di rappresentare questa città e questi colori. Rosso e azzurro, croce e delizia della tifoseria a cui è stato chiesto ancora una volta di avvicinarsi alla squadra. E lo chiedono i due pezzi messi a posto negli ultimi giorni, presidente e consigliere.

Abbiamo bisogno della gente per raggiungere l’obiettivo“. E i tifosi salgono a Pagani per incitare Calil e compagni… E i tifosi probabilmente non mancheranno neanche contro la Fidelis Andria. 20mila o 5mila, non fa differenza! Risultato? 0-0, mentre le avversarie vincono, e del grande Catania solo le ceneri. “Faremo di tutto per portare a casa tre punti da Pagani”. Risultato: un tiro e mezzo in porta. Poi ecco il passaggino, il passettino, il timido tentativo, la corsa accennata, il rosso di Pelagatti, le scuse di mister Moriero a fine gara che si aspettava “qualcosa in più dai ragazzi”. E da se stesso? Fallimento totale. Chissà cosa penserà Ferrigno, magari che è stato un sortilegio arbitrale a far giocare male la squadra nella gara della vita, una delle tante finali perse, perché di grande sconfitta si parla nonostante il pareggio. Non abbiamo dimenticato che “solo i calciatori tengono al Catania” secondo l’ex dirigente del Messina. Abbiamo visto.

E di cosa vogliamo parlare, di incastri di risultati, di fortuna e impegno che dovranno intrecciarsi. Il nostro dovere è volere bene alla verità. Nuda e cruda, senza se e senza ma. Non veniteci a raccontare di penalizzazioni e difficoltà societarie. La salvezza di questo gruppo è stata a lungo nelle proprie mani.

Magari domenica sarà salvezza. E ben venga per la città di Catania, che del calcio vive e vivrà ancora. La permanenza in Lega Pro non è un miracolo, non è uno scudetto: è dovere nei confronti di una piazza orgogliosa e gloriosa. Se questa non è l’idea del Calcio Catania,  “nessuno obbliga nessuno” a mantenere il proprio posto.

(foto: calciocatania.it)

 

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