CATANIA – Combattere la criminalità organizzata non è solo uno slogan da sbandierare in pubblica piazza: è una lotta continua fatta di gesti e segnali concreti e visibili. Uno di questi è, da sempre, la valorizzazione dei beni confiscati alla mafia, espressione di un attacco invisibile, ma allo stesso tempo durissimo: quasi a voler pulire le “macchie” lasciate sulla nostra terra. Ed è importante che si continui sulla strada finora percorsa: ma che fare quando anche queste iniziative vengono messe a tacere?

E’ il caso di quei consorzi che in Sicilia si occupano della gestione degli stessi beni confiscati, e che oggi vivono una situazione di crisi: perché? Perché la legge di stabilità regionale 2016 ha azzerato il finanziamento riconosciuto agli enti già citati, concesso fino al 2015. Nella giornata di ieri, presso la sede Ars di Catania, i rappresentanti del Consorzio Etneo per la Legalità e lo Sviluppo hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare una situazione che sembra a tratti paradossale. All’incontro erano presenti il presidente del consorzio, Pierpaolo Lucifora, il presidente dell’Assemblea, Giovanni Leonardi, il deputato regionale Nello Musumeci, nonché i sindaci dei comuni coinvolti nel progetto e gli esponenti delle associazioni affidatarie dei beni confiscati.

Nel corso dell’evento, è stato presentato un documento indirizzato al presidente della Regione, Rosario Crocetta, in cui si chiede di far chiarezza sulla situazione. “Erano giunti dei chiari segnali dalla nostra Regione che lasciavano presagire quanto puntualmente accaduto: il 31.12.2015, ad oltre un anno dalla relativa istanza, ci veniva comunicato che il finanziamento relativo al 2014, sarebbe stato ridotto ad 1/3 di quello richiesto e stanziato dalla stessa Regione siciliana in sede di approvazione del bilancio regionale 2014; mentre per il 2015, benché sollecitato, non è dato sapere se il contributo regionale sarà corrisposto e in che misura. Sembra pertanto che questo Governo regionale abbia deciso di “staccare la spina” ai consorzi per la legalità e lo sviluppo, privandoli delle risorse necessarie a coprire anche le sole e indispensabili spese di funzionamento”, recita una nota dello stesso Consorzio.

L’organizzazione è nata nel 2008, per volere della Prefettura di Catania e di essa fanno parte i comuni di Catania, Aci Catena, Aci Castello, Aci S.Antonio, Belpasso, Calatabiano, Camporotondo Etneo, Castel di Judica, Gravina di Catania, Linguaglossa, Mascali, Mascalucia, Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Piedimonte Etneo, Ramacca, San Giovanni la Punta, San Pietro Clarenza, Tremestieri Etneo, Viagrande, uniti da un unico obiettivo. La “mission”, infatti, è quella di gestire e affidare a terzi per esclusive finalità sociali i beni confiscati alle associazione criminali di tipo mafioso. “Grazie ai nostri interventi, negli ultimi anni sono stati realizzati dei centri di aggregazione giovanile (Aci S. Filippo e Camporotondo Etneo), una fattoria della legalità (Belpasso), centri antiviolenza per donne e minori (Acicatena), centri di turismo sociale e di ricovero per disabili (Viagrande), centri di accoglienza per stranieri (Catania),un impianto sportivo (Mascalucia), e tenuto decine di iniziative dirette a promuovere l’importanza della materia dei beni confiscati e restituiti alla Comunità civile”, prosegue la nota.

“Ciò, nella gran parte dei casi, è stato reso possibile grazie alle risorse comunitarie riconducibili ai PON-Sicurezza 2007/2013, da noi ottenute per somme che vanno ben oltre il milione di euro, grazie a progetti finalizzati al recupero dei beni confiscati, spesso abbandonati e ridotti a ruderi, utilizzati e attualmente in fase di rendicontazione e approvazione presso le autorità centrali”, aggiungono i responsabili. “La sinergia con i comuni consorziati è stata costante e produttiva. Identico il supporto agli enti locali nella ricerca di una destinazione efficace deibeni sottratti alla Mafia, sgravandoli dal peso dell’iter burocratico necessario alloro affidamento alle realtà associative del territorio e cercando di creare delle occasioni di sviluppo del territorio condivise “dal basso”. Veramente inaccettabile, quindi, la decisione della Regione di tagliare ifondi di cui si parla e parimenti impensabile che detta decisione venga da un Governo che del contrasto al fenomeno mafioso ha fatto l’asse portante del proprio programma politico. Dello stato dell’arte si è riferito all’ultima Assemblea dei sindaci, durante la quale è maturata la decisione di approvare un documento comune di protesta contro una scelta inconcepibile che mette a repentaglio la stessa esistenza di questo Consorzio”, concludono.

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