Chiara D’Amore

CATANIA – All’inizio era il suono di un tamburo, un primordiale ritmo martellante, e poi fu il tango. È il principio di una storia che affonda le sue radici nella passione della cultura argentina per poi diventare linguaggio globale ricco di suggestioni e strumento capace di comunicare emozioni universali.  Di che tango sei?, spettacolo ideato e interpretato da Graziella Pulvirenti, ripercorre i passi di questa storia e racconta la vita della milonga e la fatiche dei tangheri attraverso improvvisazione e contaminazione.

“L’idea di questo progetto nasce dalla volontà di mostrare il tango sotto una nuova veste, lontano dagli stereotipi proposti da televisione e teatro”, racconta Graziella, “quindi abbiamo deciso di mettere in risalto le relazioni che si creano quando si balla con un’ altra persona, quella forza che a volte ci avvicina e talvolta ci allontana quasi per magia. L’intreccio narrativo si sviluppa attraverso l’asse temporale tra passato, presente, fino ad arrivare ad una proiezione sul futuro che diventa una speranza di sviluppo per questo ballo”.

Nel cast dello spettacolo, che ha debuttato in Sicilia al teatro Ambasciatori di Catania facendo il tutto esaurito, il maestro Rino FrainaRui Barroso e Ines Gomes, alcune coppie emergenti della scuola ASD En tus Brazos e, dulcis in fundo, il maestro di “Ballando con le stelle” Samuel Peron. “Il tango è forse il ballo che permette di capire meglio di ogni altro la vera emozione che nasce tra due persone quando ballano, e questo è un aspetto che emerge in modo chiaro all’interno della rappresentazione”, dichiara Samuel, “sulle tracce fornitemi da Graziella abbiamo cercato di unire delle influenze provenienti da altri generi come danza contemporanea, danza moderna e tip-tap da intrecciare ai passi del tango, allontanandoci dalla classica immagine del tanghero con la rosa in bocca”.

Peron è un ballerino poliedrico che ha sperimentato vari stili e linguaggi, spaziando dal teatro, alla televisione, fino alla fiction “ho vissuto il teatro sotto diversi punti di vista, sia con il musical che con il teatro danza, e il rapporto diretto che si instaura con il pubblico ti regala emozioni particolari in grado di rivelare le vere doti di un artista, ma anche la televisione ha i suoi meriti. Credo che la danza sia da sempre una grande passione degli italiani ma format televisivi come Ballando e Amici hanno contribuito ad abbattere alcuni tabù che rappresentavano dei lucchetti enormi per la diffusione del ballo, specie per quanto riguarda i ballerini maschi. Adesso invece si è andati oltre, le scuole di danza si sono riempite e nuovi canali di contatto con altre discipline si sono aperti in una prolifica commistione di linguaggi e forme di espressione. La danza è una vera medicina per la salute di chiunque, è un istinto innato in ognuno di noi che può poi  trasformarsi, con fatica e dedizione, in un vero e proprio talento”.

“Danzo dall’età di 4 anni”, prosegue Peron, “quindi questa continuerà ad essere sicuramente la mia strada maestra, ma non escludo di sperimentare anche altre vie come ad esempio la recitazione. Ho alcune idee in testa e spero  si possano concretizzare”.

Narratrice dello spettacolo la brava Elisa Leocata, la quale rivela “ porteremo sul palco non solo ciò che succede nel tango ma anche quello che accade nella vita, i problemi legati all’incomunicabilità, la connessione tra due persone che si incontrano, la necessità di sapersi ascoltare nel rapporto tra uomo e donna. A me spetta il compito di raccontare la storia di questa bellissima danza tramite poesia e recitazione, mentre i ballerini lo faranno grazie all’abbraccio tra due esseri umani”.

Di che tango sei? è quindi adatto agli appassionati di danza ma non solo, “sono tanti gli ingredienti che fanno parte di questo spettacolo, ma l’intento rimane quello di mostrare l’unicità del tango. Cruciale è il concetto di esteticità, perché mentre le altre danze puntano alla perfezione dei passi tramite il ricorso a coreografie e passi prestabiliti, nel tango argentino l’imperfezione  diventa il tratto dominante”, conclude la maestra Pulvirenti, “ciò che si improvvisa diventa un qualcosa di compiuto perché rispecchia ciò che la persona sta provando in quel preciso momento, trascendendo l’aspetto tecnico. Ma è soprattutto una relazione, uno prende la situazione in mano, conduce, e l’altro deve saper ascoltare in un perfetto equilibro di sensazioni”.

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