Riceviamo e pubblichiamo

CATANIA – Le organizzazioni sindacali provinciali dei lavoratori dello spettacolo, avendo appreso sui quotidiani le intenzioni esternate dal Sindaco Enzo Bianco nella lettera “Dico sì all’unione dello Stabile e del Bellini” dichiarano quanto segue.

Innanzi tutto sarebbe stato auspicabile, vista l’importanza degli argomenti, un preventivo confronto con i lavoratori, artisti e maestranze di entrambi i teatri. Tanto più che avevamo già manifestato la loro contrarietà a ipotesi di trasformazione dello Statuto dell’Ente Teatro Bellini. Ci chiediamo, inoltre, se tale ipotesi di “unione” sia stata già concordata con il socio di maggioranza dei due Enti teatrali, l’Assessore Regionale allo Spettacolo, che recentemente, sul medesimo punto, si è espresso sulle pagine di questo stesso giornale in maniera negativa.

In Italia nessun teatro di importanza nazionale, quali sono certamente il Bellini e lo Stabile, ha mai pensato a ipotesi di fusione del genere, che implicano un evidente declassamento del “brand”. Anzi bisogna puntare a fare rientrare entrambe le istituzioni nella categoria dei teatri di rilevanza nazionale, mettendole possibilmente in sinergia con altre realtà teatrali a livello pubblico e privato, ma solo a seconda della loro specificità, e comunque ricadenti nello stesso ambito territoriale.

Non è altresì un dettaglio che nella storia dei teatri lirici e di prosa si siano configurate due tipologie di contratti nazionali, assolutamente diversi ed autonomi per la loro peculiarità.

Inoltre sarebbe opportuno rispondere anche al semplice quesito di come verrebbero distribuiti i contributi e i debiti. Pertanto sarebbe necessario conoscere e rendere pubblico il bilancio e la situazione patrimoniale del Bellini, come ha fatto lo Stabile. (“E ho detto tutto”, come affermava il saggio Totò).

Ancora: secondo le basilari regole del marketing, nessuna azienda rinuncia al suo storico marchio per fondersi con un’altra (ad esempio la Fiat, dopo l’acquisizione della Chrysler, non ha certo rinunciato all’esistenza del marchio Jeep).

Non si capisce, poi, nella lettera del Sindaco, di quali sprechi si parli quando si pensa di eliminare i due CdA per formarne uno solo. Mentre è risaputo che i membri dei due consigli non gravano sui bilanci partecipando a titolo gratuito. Si coglie         l’occasione, anzi, per sollecitare l’inserimento di un rappresentante dei lavoratori, eletto dagli stessi, anche all’interno del CdA dello Stabile per una gestione più partecipata e corresponsabile.

In ogni caso, si ritiene importante che le sorti dei Teatri a Catania siano al centro della riflessione politica, e ci auguriamo che continui nelle sedi opportune. Necessitano soluzioni rapide ed immediate senza voli pindarici e orizzonti infiniti.

Approfittiamo di questa opportunità, invece, per proporre la costituzione di una Federazione degli Enti Teatrali che fanno spettacolo dal vivo (prosa, musica, danza) nell’ambito della nuova realtà della Città Metropolitana di Catania. Questo organismo federativo, e non una fusione, manterrebbe da un lato le singole identità e si avvantaggerebbe di una circuitazione con minori costi e maggiore qualità: aumento delle giornate lavorative, aumento della permanenza e diffusione degli spettacoli, facilità di coproduzioni tra enti confederati. Tutto ciò verrebbe incontro anche alle naturali esigenze dei comuni della suddetta città metropolitana, che chiedono spettacoli di qualità e non sono in grado di produrli e organizzarli.

Questa realtà federativa (molto praticata in campo teatrale in Germania) al posto della fusione ha solo bisogno di una convergenza progettuale che sia capace di esprimere in Italia e all’estero il meglio della cultura siciliana. Ciò consentirebbe, inoltre, ai diversi Teatri federati una maggiore affidabilità nei confronti degli Enti erogatori dei contributi, locali, regionali e nazionali.

Per realizzare tutto ciò e salvare i nostri teatri, molto semplicemente, occorrono amministratori capaci, con una visione lungimirante che vada anche nella direzione della sperimentazione di cui parla il Ministro Franceschini. A condizione che il Ministro medesimo stabilisse prima, con apposito decreto,  di accorpare enti teatrali diversi per generi e missioni statutarie. Possibilità che al momento è esclusa dalla normativa vigente,  tanto che il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), ad esempio,   non prevede l’accorpamento a fini contributivi di enti teatrali, neanche all’interno dello stesso settore prosa, essendo i  finanziamenti differenziati in base alle finalità degli Enti, in  prosa di ricerca, sperimentale e altre tipologie.

SLC-CGIL                  Davide Foti

FISTEL-CISL              Antonio D’Amico

UILCOM-UIL            Giovanni Nicotra

FIALS                         Aldo Ferrente

LIBERSIND               Salvatore Todaro

UGL                           Massimo Ruta

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