CATANIA – Il Giudice del Lavoro di Catania, Patrizia Mirenda, ha condannato l’Università degli studi di Catania a ripristinare l’incarico ed il rapporto di lavoro del direttore generale, Lucio Maggio.

La decisione, resa nota stamani, ha anche disposto la condanna dell’Ateneo al risarcimento del danno patrimoniale, cioè di tutte le retribuzioni non corrisposte dal momento della revoca dell’incarico fino al suo effettivo ripristino, per un ammontare di circa 500mila euro, ed il risarcimento del danno all’immagine, alla professionalità ed alla personalità morale, per oltre 100mila euro.

Si conclude così, per il momento, una vicenda che si è snodata in complesse questioni giuridiche e che infine vede severamente censurata la volontà dell’attuale rettore e del Consiglio di amministrazione dell’Ateneo di rimuovere dal proprio incarico Maggio.

L’Università lascia ogni commento ad una nota dell’Avvocatura dello Stato con cui si preannuncia la proposizione di un ricorso in appello.

I fatti hanno inizio all’indomani dell’elezione a rettore di Giacomo Pignataro ed hanno avuto il loro culmine con la delibera che revocò l’incarico di direttore generale a Lucio Maggio. Quest‘ultimo, difeso dagli avvocati Raffaele De Luca Tamajo, Vincenzo Luciani e Concetto Ferrarotto, rispose con un ricorso d’urgenza, che venne accolto per poi essere revocato in sede di reclamo.

In quell’occasione, il rettore rivendicò pubblicamente la bontà del proprio operato, ma il Tribunale del Reclamo, in realtà, non si pronunciò sulla legittimità della condotta dell’Ateneo bensì semplicemente su un aspetto formale e astratto: ritenne che il rapporto di lavoro del direttore generale non fosse suscettibile di ripristino a prescindere dalla fondatezza o meno delle sue ragioni. Oggi, la sentenza di merito ha scritto un altro decisivo capitolo, che avrà risvolti, sulla politica dell’Ateneo, ancora tutti da conoscere.

 

R.S.

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