Daniele Lo Porto

 

Spending review per il Catania, passato troppo bruscamente dai fasti della serie A alla cinta da stringere della Lega pro. Il doppio salto indietro di categoria ha comportato un altrettanto brusco ridimensionamento del bilancio societario, sia in termini di entrate naturalmente che di uscite. Si è passati, ad esempio, ad un monte ingaggi ben oltre i venti milioni di euro, dell’ultima stagione della serie A, a poco meno di un decimo, nella stagione appena conclusa. In mancanza di diritti televisivi e con introiti dal botteghino assolutamente insignificanti, non si poteva andare avanti se non con tagli così drastici..

Dal paradiso all’inferno in un lasso di tempo brevissimo che avrebbe schiantato anche la più robusta azienda, eppure “il Catania non muore mai”, ha ricordato e ribadito la settimana scorsa il rossazzurro con minore anzianità di servizio: Francesco Moriero. Tre mesi all’ombra dell’Etna è già geneticamente modificato. Già, il Catania non muore mai: le “cucche” particolarmente attive nei mesi scorsi sono rimaste deluse, le voci “di corridoio” rilanciare con puntualità di un imminente fallimento del Calcio Catania Spa. E invece…niente di tutto questo.

Al risultato sportivo va aggiunto quello aziendale, appunto, che è senz’altro più positivo, perché il club etneo ha dovuto azzerare un monte ingaggi pesantissimo, già in serie A e insostenibile in serie B, ricostruire in pochi giorni con operazioni in economia un organico tecnico che, alla fine, è risultato, pur con tutte le giustificate delusioni, adeguato per l’obiettivo previsto.

Adesso il Cda presieduto da Davide Franco andrà a redigere il Piano industriale entro la prima metà di giugno, in tempo utile per operare con tranquillità sul mercato estivo, dove comunque il brand Catania ha sempre il suo fascino. Insomma, se la palla è rotonda il bilancio è quadrato.

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