Questo è l’ultimo “post” che esce su questo blog; con esso si vuol prendere congedo dai lettori che sinora lo hanno seguito con interesse. Non so e non sta a me giudicare se esso sia riuscito a realizzare quanto veniva prospettato nell’articolo di apertura scritto circa due anni fa, che ne enunciava le finalità. Spero però che esso abbia sinora costituito un momento di riflessione, un piccolo spazio da dove si è cercato di guardare ai fatti locali da un punto di vista più generale, in una prospettiva più ampia, perché sono stato sempre convinto di quanto sia importante non solo la conoscenza dello specifico, ma anche la capacità di cogliere i nessi più generali entro i quali esso si colloca e trova il suo più pieno e autentico significato.

Ma come tutte le avventure o le belle imprese, anche questa ha avuto fine. Sono cambiate le condizioni al contorno che ne rendevano possibile una serena continuazione, sicché non mi resta che da prendere atto della mutata situazione e – senza rumore o baccano – prendere sommessamente congedo. Ma, prima di chiudere questi miei saluti ai lettori, devo dare atto alla proprietà che sino alla fine del passato anno ha gestito la testata, come anche al Direttore che ancora la guida, del fatto che mai mi sono sentito condizionato o limitato nella libera espressione del mio pensiero o di quello di coloro che ho chiamato a collaborare con me.

E mi piace chiudere questo blog dopo un ultimo articolo in cui si recensisce il volume di uno dei suoi più assidui collaboratori, Salvatore Claudio Sgroi, nel quale si parla del linguaggio del papa; e ciò perché quasi tutti gli articoli in esso contenuti sono stati pubblicati su questo giornale: l’essere editi dalla Libreria Editrice Vaticana, come a dire dall’editore del papa, è un chiaro attestato di qualità. A testimonianza del fatto che anche su una testata di provincia si può fare pubblicistica che non ha nulla da invidiare a quella di più blasonate testate. Come del resto hanno dimostrato i molti altri articoli dei numerosi collaboratori, i quali voglio tutti ringraziare per la passione, il disinteresse e l’attaccamento che hanno dimostrato nel voler fornire – senza ricevere alcun compenso – il loro prezioso contributo.

Auguro al Direttore e alla redazione – fatta tutta da giovani che devono ancora crescere professionalmente, ma che sono animati da una grande voglia e passione – di poter proseguire nella pubblicazione di questo strumento prezioso di informazione. Quanto a me, non mi aspetto né ringraziamenti né segni di gratitudine, da parte di nessuno; sono troppo anziano, ormai, e disincantato a sufficienza, per illudermi in merito. In punta di piedi tolgo il disturbo, consolato dal pensiero che saranno assai pochi a rimpiangere i miei articoli.

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