Kevin Cafà

 

GELA – Che lo sport sia uno dei fenomeni sociali più rilevanti della nostra società è ormai un dato di fatto. Rappresenta senza dubbio un importante strumento di educazione, socializzazione e integrazione sociale, in grado di limitare la convinzione che gli uomini siano diversi tra loro a seconda della razza cui appartengono. La visione dello sport come mera passione popolare o chiacchiera da bar appartiene dunque al passato e a Gela ne danno prova tangibile il gruppo di minori del C.P.A. “Tu come me” di via Parioli , provenienti da Gambia, Zambia, Guinea Equatoriale e Mali, che sotto la guida del coach del Basket School, Oscar Cammilleri, hanno formato una squadra di pallacanestro giovanile.

Il coach Cammilleri da molti anni è impegnato nel mondo della pallacanestro e rappresenta un vero punto di riferimento per molti ragazzi di tutte le età. La sua passione per i bambini e lo sport ha favorito la nascita del progetto, grazie al sostegno degli operatori del centro d’accoglienza.

I ragazzi si allenano due volte a settimana presso l’istituto “Enrico Solito”, coltivando una passione, che si era drammaticamente interrotta a causa dei conflitti dilaganti in Africa e Medio-Oriente.

basket gelaGli allenamenti prevedono una parte aerobica, di potenziamento fisico e di corsa, senza tralasciare la parte tecnica e tattica, in cui i ragazzi apprendono le regole fondamentali del gioco.

«Noi del Basket School, – racconta Oscar Cammilleri – associazione nata dalle ceneri del Basket Gela, abbiamo stipulato un accordo con il centro di accoglienza, per far si che questi ragazzi, durante la settimana, potessero svolgere degli allenamenti sul campo.Hanno una grande voglia di mettersi in gioco e sono spinti da una forte motivazione».

– Com’è nata l’idea di questa collaborazione ?

«Sono stati proprio i ragazzi del centro di accoglienza a richiedere lo svolgimento di alcune attività sportive. Io mi sono messo a disposizione, in modo da impegnare buona parte della loro settimana. Pian piano sono riuscito ad entrare nel cuore di questi ragazzi, cercando di capire i loro sentimenti e le loro sensazioni. La soddisfazione più grande è stata veder nascere uno splendido rapporto con i loro coetanei italiani. Siamo fieri e orgogliosi dei risultati ottenuti in questi mesi».

– In che modo vengono gestite le attività cestistiche?

«Attraverso la rotazione dei ragazzi e grazie all’aiuto degli operatori. Le richieste nel tempo sono aumentate, ma siamo riusciti a rendere possibile il coinvolgimento di tutti i membri del centro d’accoglienza».

– Avete in progetto di realizzare altre attività insieme al C.P.A.?basket Gela minori stranieri migranti centro accoglienza

«Si, stiamo cercando di organizzare anche delle attività teatrali e calcistiche. Nelle prossime settimane, inoltre, verranno organizzate delle amichevoli contro delle rappresentative locali under 16 e under 17, in modo da far sentire ai ragazzi il vero clima partita. Sono molto entusiasti e non vedono l’ora di confrontarsi con i loro coetanei, ma al tempo stesso stanno imparando cosa vuol dire far parte di una squadra e rispettare le regole del gruppo».

– Quali altre attività vengono svolte nel centro d’accoglienza?

«I ragazzi sono impegnati quotidianamente nell’apprendimento della lingua italiana. Abbiamo degli operatori che si occupano di fornire accoglienza a circa 50 membri. Ci occupiamo del loro inserimento nella società, consapevoli del fatto che per loro rappresenta un punto di partenza e non di arrivo. In situazioni come queste, lo sport è un grande alleato, perchè contribuisce alla promozione delle capacità personali, all’aumento di consapevolezza di valori sociali e può fungere di integrazione sociale. A volte basta un pallone e due canestri per favorire tutto ciò».

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