CATANIA – Valeria Contadino è autrice e interprete del reading “Il castello racconta” che, questa sera alle ore 20:30, si terrà all’interno dell’imponente e fiabesco Castello Ursino sito in Piazza Federico di Svevia.

L’idea nasce da Silvana Raffaele, docente di storia moderna presso l’ateneo etneo, che insieme a prof.ssa Pina Mazza, ha scritto i testi del reading “Il castello racconta” che saranno recitati da un cast ricco di sicilianità: Mario e Francesca Incudine, Antonio Vasta, Gaia Lo Vecchio, Luciano Fioretto, Flavia Petralia con costumi di Riccardo Cappello.

Valeria Contadino, che attualmente è in prova con “il Casellante” si è resa felice e disponibile per un evento che racconta la storia della sua Catania, in un periodo poco conosciuto ai molti, narrerà le mura del maniero che tanto nei secoli ha visto e vissuto, con momenti di gloria e decadenza, amore e odio, pace e guerra, sino al cambio geologico con il mare che lo circondava e all’aver oggi una piazza verde circondata da palazzi anch’essi ricchi di passato.

L’evento è promosso dal Rotary Catania Est ed è stato preceduto da un gemellaggio tra questi e quello di Saragozza, antica capitale del Regno d’Aragona, poiché la città di Catania ha rivestito un ruolo centrale nel Medioevo, tra il XIII e il XV secolo, protagonista di importanti momenti della guerra del Vespro,  come sede della corte aragonese, fungendo da capitale del Regnum, come luogo di nascita, vita più o meno breve, morte e sepoltura di numerosi regnanti aragonesi, e non ultimo come sede della più antica, e per molti secoli unica, Università degli studi dell’isola, fondata anch’essa  da Alfonso d’Aragona.

Con il reading “Il castello racconta” e la sua protagonista, non solo si vuole riportare l’attenzione sulla storia del maniero e farlo conoscere ai giovani di taluni quartieri a rischio, ma anche inserirlo in un itinerario turistico dedicato  ai luoghi degli Aragonesi di Sicilia nel perimetro urbano, come lo stesso Castello Ursino, sede della corte e abitazione dei regnanti e il Duomo in cui molti di essi hanno sepoltura.

 

Foto di Antonio Parrinello

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