Paola Tiziana Fagone

 

Presentato il 13 dicembre 2015 in prima visione mondiale al Festival Internazionale del Documentario “Visioni dal Mondo – Immagini dalla Realtà”, il docufilm “Nessuno mi troverà” è l’ultimo importante lavoro sulla vita di Ettore Majorana, del regista Egidio Eronico. Già da qualche settimana in distribuzione in un cofanetto contenente anche un libro fotografico, Egidio Eronico – come altri in precedenza hanno fatto – in questo progetto, ancora una volta, accende un faro sulla figura del fisico teorico catanese Ettore Majorana, misteriosamente scomparso e del quale nessuno ha mai dipanato il fitto mistero sul giallo che lo vide protagonista assoluto  agli inizi del secolo scorso.

Il talentuoso regista romano, già cimentatosi nel genere documentaristico, annoverandolo tra i più promettenti registi e sceneggiatori italiani, sebbene a causa del suo temperamento schivo e anticonformista sia ignoto al grande pubblico, ha già all’attivo film e coproduzioni internazionali che gli hanno consentito una certa esperienza e credibilità tra gli addetti ai lavori. In questo lavoro prodotto da Andrea Stocovitz per l’Istituto Luce – Cinecittà, si narrano, sotto una nuova prospettiva, episodi ed aspetti inediti della figura enigmatica dello scienziato Ettore Majorana. Utilizzando una tecnica ibrida, ovvero un misto di foto, filmati, fedeli ricostruzioni accompagnate da voce narrante, s’impone come una retrospettiva non consueta, fruibile da un pubblico eterogeneo, poiché la visione è adatta a tutti, grazie alla sua struttura narrativa piacevole, a metà tra un documentario ed una fiction.

Dopo anni di ricerche, il registe attinge ad archivi fino ad ora inesplorati, concependo un prodotto ben fatto e nel quale lo scienziato siciliano ci viene restituito in una nuova veste, dove si privilegia l’aspetto umano e la sua sensibilità. Egidio Eronico utilizza immagini di repertorio, integrate con un reportage che fa spesso riferimenti all’attualità del tema affrontato, e con il supporto di ricostruzioni impeccabili, concepisce un valido strumento di approfondimento per quanti vogliono sapere di più sulla figura dello scienziato. Si avvale, inoltre della voce narrante di Alessandro Messina, il quale interpreta lo scienziato, che in questo lavoro si svela in una nuova natura, per nulla misantropa o esclusivamente introspettiva, ma dotata di umorismo, sottile ironia, umanità. Dettagli della personalità fino ad ora mai presi in considerazione tutte le volte che qualcuno si sia cimentato – e sono davvero molti – nella ricostruzione della biografia del più importante scienziato italiano dei primi del Novecento. Spesso, infatti, nel percorrere le vicende umane e professionali di Ettore Majorana, si è preferito puntare sull’aspetto enigmatico della sua parabola esistenziale, sul giallo che lo vede coinvolto. Secondo le autorità italiane, Ettore Majorana è ufficialmente scomparso il 25 marzo del 1938, in quello che secondo le cronache dell’epoca, fu il suo ultimo viaggio alla volta di Napoli. In effetti, il giallo mai risolto rimane uno dei misteri che hanno distratto l’opinione pubblica sulla sua grandezza di scienziato.

Si è preferito raccontare solo aspetti parziali della sua vita o la inquietante tesi complottista che lo vede, prima esule volontario in Argentina per via di suoi ambigui coinvolgimenti in certi ambienti, oppure legato al nazismo, al mondo dello spionaggio internazionale, a causa delle sua sconvolgente scoperta scientifica. Tutte teorie mai confermate, che insieme ad una ritrosia nel concedersi in vita a causa di una sua naturale attitudine all’introspezione e ad una certa lacerazione interiore, hanno alimentato il mito del personaggio Majorana. Eronico, in questo lavoro invece, mette in evidenza aspetti poco conosciuti del Majorana, facendo emergere l’uomo brillante, affascinate, per nulla asociale e tuttavia inquieto, capace di difendere la paternità delle sua straordinaria scoperta dalla feroce competizione del mondo scientifico mondiale, dove a pieno titolo era protagonista, al pari di Galileo e Newton, così come lo stesso Enrico Fermi a suo tempo lo definì. E proprio da quel mondo scientifico Ettore Majorana pare si sia dovuto difendere con forza, pur ammettendo a se stesso che la scienza dell’epoca, per la prima volta nella storia, si trovava nella difficoltà di metabolizzare quelle scoperte che in modo repentino e radicale avrebbero rivoluzionato l’assetto sociale, tecnologico, culturale dell’Europa dei primi cinquant’anni del secolo scorso.

Un progresso in costante evoluzione che, purtroppo avrebbe generato gli orrori della Grande Guerra e successivamente, le involuzioni sociali di un mondo proteso all’individualismo e fortemente agevolato dalla tecnologia esclusiva, ovvero che esclude dal sociale. La crisi radicale dell’umanità, alle prese con un mondo in continuo cambiamento, sarebbe stato lo scenario dove Ettore Majorana avrebbe maturato una scelta ancora non chiarita del tutto e che lo vedeva sparire dalla scena inspiegabilmente e definitivamente. Consiglio vivamente questo lavoro, aggiungendo – e mi sia concesso di farlo – qualcosa che forse non tutti conoscono, ovvero l’origine della famiglia Majorana, una delle più importanti e prestigiose del secolo scorso, che tuttavia risiedeva stabilmente in quel di Militello in Val di Catania (CT), mio paese di origine e nel quale, hanno lasciato importanti testimonianze urbanistiche e culturali.

Il capostipite della dinastia, tale Salvatore Majorana Calatabiano, già sottosegretario nel governo Giolitti, ha generato parentele con Quirino e Fabio, fratelli e, rispettivamente matematico ed ingegnere ferroviario. Ed è proprio Fabio Majorana il padre dello scienziato autore della teoria della reattività nucleare, il quale, malgrado il suo prestigio internazionale, lo vide sempre legato alla sua terra natia, dove tutte le volte che gli impegni gli consentivano la possibilità di farlo, veniva volentieri a risiedere.

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