Carmelinda Comandatore

 

Andrà in onda martedì, in prima serata, la terza puntata di Romanzo Siciliano, la nuova fiction di canale 5 prodotta da Taodue, diretta da Lucio Pellegrini e ambientata nella splendida Siracusa.

Protagonisti Fabrizio Bentivoglio, che vestirà i panni del Colonnello dei Carabinieri Sergio Spada, e Claudia Pandolfi, nel ruolo del PM Emma La Torre, impegnati nella lotta alla mafia.

Filo conduttore delle otto puntate, ispirate a fatti di cronaca realmente accaduti, che si propongono di mostrare al grande pubblico le nuove modalità attraverso cui agisce la malavita organizzata, mischiandosi, a vari livelli, col tessuto economico e politico del territorio siciliano, sarà la ricerca del super latitante Buscemi, il boss “senza volto”, interpretato dall’attore, regista e scrittore Ninni Bruschetta.

– Chi è davvero Buscemi ?

«È un personaggio circolare, perchè si divide tra due condizioni molto diverse, da un lato la sua grandissima violenza e dall’altro l’amore sviscerato che prova nei confronti della sua donna, aspetto questo che sarà più chiaro nel corso della fiction. Poi è un personaggio che potrebbe anche esistere nel mondo mafioso: se Matteo Messina Denaro avesse fatto una plastica facciale nessuno saprebbe che faccia ha».

– Cos’ha di diverso “Romanzo Siciliano” rispetto alle altre fiction che parlano di mafia ?

«Sicuramente il fatto che indaga sui cosiddetti colletti bianchi. Il personaggio di Buscemi è si un criminale che ha cambiato volto, ma rappresenta anche il cambiamento di volto della società civile che molto spesso nasconde la mafia. I mafiosi non sono necessariamente i mafiosi che provengono dai quartieri popolari, ma sono anche persone “per bene”. Oggi la mafia ha la faccia di una parte del potere. Dopo le stragi degli anni ’80 non ci si può illudere che la mafia sia stata sconfitta. Sono stati uccisi tutti coloro che portavano avanti una battaglia, cercando di entrare dentro il sistema di potere e riuscendo ad arrestare persone assolutamente insospettabili o considerati simboli dell’antimafia, ma che in realtà collaboravano con la mafia».

– È ancora credibile l’azione antimafia ?

«È sempre credibile, il problema è che non sempre siamo circondati da persone che davvero portano avanti un’azione antimafia”.

– Ritiene che la rivoluzione promessa in Sicilia dal presidente Crocetta, che si è presentato agli elettori anche come simbolo di lotta alla mafia, sia stata mantenuta ?

«Assolutamente no, ma soprattutto per un motivo culturale. Il governo siciliano, in continuità con quanto è stato fatto in passato, non solo non si sta spendendo per alimentare la cultura che è l’unica lotta credibile alla mafia, ma soprattutto la sta affossando. Questo è un fatto gravissimo».

– Lei è anche direttore del Teatro Stabile di Messina, quello della mancanza di investimenti è un problema che vive direttamente.

«Si, certo. Il teatro stabile di Messina viene finanziato dal governo regionale solo per pagare 63 dipendenti. Per il resto non abbiamo un centesimo da investire su attività culturali. Che politica culturale è questa ?».

– Anche il Teatro Stabile di Catania, dove le attività sono state sospese a tempo indeterminato, vive un momento di paralisi.

«C’è da dire che in quel caso sono stati fatti errori di gestione abbastanza gravi, ma si sarebbe dovuto comunque intervenire prima con interventi a favore dell’incremento dell’attività culturale, che invece non ci sono stati».

– Lei è autore del libro “Manuale di sopravvivenza di un attore non protagonista”. Adesso, però, si trova a interpretare il ruolo di uno dei principali protagonisti di Romanzo Siciliano. Come la mettiamo ? Scriverà il seguito ?

«Beh non sono esattamente il protagonista, direi l’antagonista. Nel libro mi attacco ironicamente a questo aspetto e parlo più che altro dell’idea di protagonista che c’è in Italia, che è un po’ sbilanciata».

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