Riceviamo e pubblichiamo.

La bocciatura dei disegni di legge che dovevano ridefinire i nuovi confini della città metropolitana di Catania, consentendo l’ingresso dei comuni di Gela, Niscemi e Piazza Armerina nel nuovo Ente territoriale etneo, è stata letta come una arrogante azione dai modi autoritari, tipici di una Sicilia dei Baroni, desueta, opprimente ed incapace di rispettare l’espressione democratica delle comunità, o meglio, incapace di recepire i segni del cambiamento dei tempi. Di certo ciò che è passato all’opinione pubblica non è un quadro positivo di una politica regionale, capace solo di adornarsi di privilegi per se stessa, in barba alla austera crisi atavica che affligge i siciliani, popolo di emigranti e “Vinti”. È superfluo far notare a questi “Rappresentanti dei principi democratici”, solo sulla carta, che le loro reiterate azioni dispotiche non giocano a favore di una necessaria opera di riconciliazione che dovrebbe servire a riavvicinare la gente alla vera “POLITICA”. Tuttavia, per onestà verso i tanti cittadini che spesso ci chiedono sui risvolti di questa vicenda Kafkiana, abbiamo il dovere di dire che il veto espresso dalla prima Commissione Affari Istituzionale dell’Ars non è una vera e propria bocciatura, ossia non si tratta di una bocciatura che irrimediabilmente mette la parola fine sulla vicenda. Quello che è successo in prima Commissione è una bocciatura, in prima battuta, degli articoli dei disegni di legge governativi che avrebbero consentito il ridisegno dei confini territoriali. Questa azione d’arresto, tuttavia, rimanda all’aula i disegni di legge con proposta di non esame. Alla luce di questo ragionamento va detto che, teoricamente, il Parlamento potrebbe bocciare la proposta della prima Commissione. Ma come questa ipotesi potrebbe verificarsi? Il procedimento da seguire è semplice: si dovrebbe chiedere al presidente dell’ARS, Giovanni Ardizzone, di portare in aula il verbale di seduta redatto dalla prima Commissione, e poi con una esplicita richiesta del Parlamento, che boccia la proposta della commissione, obbligare la stessa Commissione a ritrattare i disegni di legge utili al passaggio delle tre città del gelese verso il nuovo Ente etneo. La prima Commissione dovrebbe dare una giustificazione della sua decisione che potrebbe non convincere i parlamentari, a quel punto il Parlamento potrebbe prendere una decisione in merito, e in quella sede, se si riuscissero a trovare i numeri, il sogno dei gelesi di liberarsi dal controllo nisseno potrebbe vedere la luce. Noi riteniamo che la politica locale debba fare la propria parte, per questo chiamiamo in causa i parlamentari locali, Onorevoli Pino Federico, Giuseppe Arancio, Francesco Cappello, Marco Falcone, Antonio Venturino, il Presidente Rosario Crocetta, l’Assessore Luisa Lantieri, ma anche i sindaci e i consigli comunali delle tre città. Chiediamo a loro di attivarsi per riaffermare i principi democratici, che per questi territori sono stati immotivatamente calpestati. Chiediamo in oltre al Sindaco Messinese e al Presidente del Consiglio Alessandra Ascia di darci notizia sull’iniziativa di incontro con l’On. Ardizzone, che avevano dichiarato di voler avviare. Infine chiediamo a tutti i liberi cittadini, che questa battaglia l’hanno fatta da leone e non ci hanno mai abbandonato, di sollecitare e sensibilizzare la politica più prossima affinché a Palazzo dei normanni sentano forte la presenza delle comunità che chiedono semplicemente il riconoscimento della volontà democraticamente espressa nel pieno rispetto della legge.

Avv. Liliana Bellardita
portavoce di Gelensis

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