PARTINICO – Commemorati i dirigenti sindacali Giuseppe Casarrubea e Vincenzo lo Jacono, colpiti a morte durante l’assalto alla Camera del Lavoro di Partinico del 21 giugno di  69 anni fa. Casarrubea morì sul colpo. Lo Jacono, ferito con trenta colpi di arma da fuoco,  morì dopo sei giorni, in ospedale. Sono stati prima depositi due mazzi di fiori al cimitero, presso le loro tombe. Erano presenti il nipote Maurizio Casarrubea e il figlio di Vincenzo, Francesco.  Quindi, un corteo con i gonfaloni del Comune, presenti il sindaco, il presidente del consiglio comunale,  e lo striscione della Camera del Lavoro di Partinico, è partito dalla sede della Cgil, in via Roma, per recarsi in corso dei Mille, nella vecchia sede della Camera del Lavoro, teatro della strage del  1947. In quegli stessi giorni avvennero anche gli assalti alle Camere del Lavoro di Borgetto, Cinisi, Carini, Monreale e San Giuseppe Jato.

  Ad aprire la commemorazione è stato il segretario della Camera del Lavoro di Partinico Pino Gagliano. “E’ un appuntamento importante – ha detto Dino Paternostro – responsabile Legalità della Cgil Palermo –. Una tappa del nostro calendario della memoria. Gli ideali per cui lottavano i  nostri dirigenti sindacali uccisi sono vivi e sempre attuali. Ancora oggi c’è lo stesso bisogno di libertà e democrazia. La strage di Partinico, con i mitra e le bombe a mano, ad opera della banda Giuliano, aveva come scopo  di fermare il movimento di rinnovamento che si stava affermando con la lotta del movimento contadino nell’Italia uscita dal ventennio fascista”.

 “Siamo qui per ricordare la nostra appartenenza e l’identità del mondo del lavoro,  che ha pagato un prezzo di sangue altissimo – ha detto il segretario della Cgil Palermo Enzo Campo, che ha concluso l’iniziativa   -.  E siamo qui  per ricordare una verità storica ormai assodata, le lotte organizzate dal movimento dei lavoratori, dal Pci e dal Psi. Quel Blocco del popolo che si aggregò contro il Blocco sociale composto da Dc, agrari e mafiosi, con la complicità di mondo religioso e magistratura, allora ben distanti dai principi che ispirano la Chiesa di papa Francesco e l’azione  della magistratura dagli anni Ottanta e Novanta  in poi. Bisogna avere il coraggio di fare i conti  fino in fondo con questa verità”.  “La Cgil – ha aggiunto Campo – vuole ricordare i suoi morti, i tanti sindacalisti uccisi dagli ’40, ’50 ’60, e segnare la continuità di questa storia con quella dei  carabinieri, poliziotti, magistrati, professori, giornalisti  uccisi per avere avuto  la forza di ribellarsi  al potere politico mafioso. A legare queste storie è il filo  rosso del  lavoro, della libertà, dell’emancipazione, della dignità, della giustizia sociale. La nostra non è una storia di parte: siamo qui per far sì che sia la memoria di tutti”. “Oggi a Partinico, così come a Borgetto e a Balestrate – prosegue Campo –   la mafia non è stata ancora sconfitta ma  c’è anche un forte movimento antimafia  che continua le lotte portate avanti dai nostri dirigenti sindacali, e da altri, come Danilo Dolci, per il rispetto dei diritti. Ancora come allora  è il lavoro al centro. I nostri giovani emigrano non più con la valigia di cartone  ma con i voli low cost. Partinico è al buio,  i negozi chiudono, le attività sono in crisi. Non può essere solo l’amministrazione comunale a dare risposte.  Noi siamo qui per continuare la sfida, come Cgil stiamo proponendo un nuovo Statuto dei lavoratori  che parla a 24 milioni di italiani che vivono di lavoro e che mette al centro i diritti”.

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