Carmelinda Comandatore

CATANIA – La trasformazione dei rifiuti in risorse, creando occupazione e tutelando l’ambiente, è il tema centrale dell’incontro pubblico organizzato da Cgil e Fp Cgil, che si terrà questa mattina alle ore 10:00 nel salone Sebastiano Russo di via Crociferi 40. Al dibattito, che verrà introdotto dal segretario confederale della Cgil, Claudio Longo, e dal segretario generale della Fp Cgil, Gaetano Agliozzo, parteciperanno il sindaco di Catania, Enzo Bianco, la responsabile provinciale “Terra dei fuochi”, Debora Borgese, e Giusy Pedalino, rappresentante del WWF Catania.

Sarà presente anche il neo presidente di Rifiuti Zero Sicilia, Elio D’amico, al quale abbiamo chiesto qualche anticipazione.

– Presidente, come è possibile trasformare i rifiuti in risorse ?

«Per noi di Rifiuti Zero è un principio molto semplice: separare i rifiuti per ricavarne materia prima secondaria. A dire il vero per noi il rifiuto, inteso come scarto non riciclabile, non esiste se non nella misura del 10%, ovvero l’indifferenziato. Potremmo recuperare il 90% di ciò che generalmente si getta nella spazzatura, come umido, carta, vetro, plastica e alluminio. Ci sono molti esempi positivi in Sicilia, soprattutto tra i comuni etnei. Recentemente Mascalucia e Santa Venerina hanno sposato il nostro progetto di compostaggio, che ha permesso a 900 famiglie di avere in giardino una compostiera, con una riduzione della tassazione fino al 25%, e ai comuni di ridurre sensibilmente la quantità di rifiuti da destinare agli inceneritori».

– La Sicilia però si trova agli ultimi posti della classifica delle regioni italiane per percentuale di raccolta differenziata.

«Purtroppo è così e siamo dietro anche a regioni come la Sardegna, che pur non avendo le strutture che hanno la Lombardia, il Veneto o il Friuli Venezia Giulia, è riuscita a raggiungere il 50% di raccolta differenziata».

– Cosa stiamo sbagliando ?

«Non è un problema recente. Da troppi anni mancano delle politiche serie e lungimiranti che ci hanno portato all’attuale situazione di emergenza».

– Come giudica le politiche attuate a Catania ?

«A Catania non è stato fatto nulla. Si sta iniziando con la raccolta “porta a porta” per zone, a cui stiamo contribuendo con la distribuzione dei kit, ma siamo davvero agli inizi – sottolinea Elio D’Amico, presidente di Rifiuti Zero Sicilia -.   Dovrebbe essere chiaro che tutto ciò che investiamo nella raccolta differenziata ha sempre un ritorno positivo, a differenza degli inceneritori».

– Il governo regionale si propone però di seguire la strada dei termovalorizzatori, oltre alla costituzione dell’ESER. Cosa ne pensa?

«Il parlamento siciliano è nel caos più totale e non si ha contezza del fatto che siamo impreparati ad affrontare situazioni di emergenza, che non possono essere risolte con i termovalorizzatori: ci vogliono all’incirca cinque anni per costruire un inceneritore. Un esempio positivo ci arriva oggi dalla Campania, dove la percentuale di raccolta differenziata è aumentata nel giro di pochi anni ed è in continua crescita».

– Presidente, la scelta di costruire dei termovalorizzatori è stata giustificata dall’assessore regionale Contrafatto come un dettame del governo centrale.

«Paradossalmente le richieste che arrivano da Roma hanno un senso, dato che negli ultimi 15 anni non è stato fatto nulla per prevenire la situazione disastrosa in cui ci troviamo adesso e si deve raggiungere entro il 2020 l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata. Per evitare ulteriori sanzioni europee, si potrebbe arrivare anche ad un commissariamento».

– C’è chi ha parlato di Misterbianco come la nuova “terra dei fuochi”. È d’accordo ?

«Se si continua a gestire in modo insensato le risorse che abbiamo la stessa Sicilia potrebbe diventare la nuova terra dei fuochi, non solo Misterbianco».

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