Kevin Cafà

GELA – È trascorso un anno dall’insediamento del sindaco di Gela, Domenico Messinese. Dall’elezione sotto il simbolo del Movimento Cinque Stelle sono cambiate molte cose: dall’espulsione dal partito grillino alla rottura definitiva con il Meetup, fino alla sostituzione di alcuni assessori pentastellati. Lo abbiamo incontrato per tracciare insieme un bilancio degli ultimi dodici mesi di governo della città di Gela.

– Sindaco, nei giorni scorsi si è parlato del possibile aumento della bolletta per il servizio della raccolta differenziata, che potrebbe lievitare del 40%. Una proposta che non è passata con la precedente amministrazione e che oggi viene ripresentata. In questo modo non crede di avallare le scelte fatte dal PD prima di lei?

 “Per legge, il costo del servizio deve essere distribuito totalmente sugli utenti e come amministrazione ho l’obbligo di conoscere il costo dell’anno precedente, reale e non fittizio. Potrò dare qualche indicazione, ma sarà il Consiglio comunale a valutare la percentuale di aumento. Se prendiamo in considerazione gli anni precedenti, ovvero dal 2010 al 2012, prima che partisse la differenziata, il costo della raccolta dei rifiuti si aggirava intorno agli 11 milioni di euro. Con la raccolta “porta a porta” e il nuovo contratto questa spesa era scesa da 11 a 7 milioni di euro. Una grande anomalia, perché se il costo della raccolta differenziata è molto più oneroso della raccolta con i cassonetti stradali, come si può passare da 11 a 7 milioni?  Ed è questo il vero problema, l’aumento doveva essere previsto anche negli anni precedenti. Invece si è ricorsi a degli escamotage per mascherare quello che è il costo reale del servizio: per evitare di aumentare le tasse tutti i servizi aggiuntivi non inseriti risultavano come debiti fuori bilancio, andando a creare un debito di circa 3 milioni di euro che graverà sui cittadini, non soltanto con le tasse ma anche in servizi”.

– In passato aveva sottolineato la necessità di “velocizzare i tempi della raccolta”, in modo da evitare la nascita di discariche a cielo aperto. Come mai non è stato risolto questo aspetto?

 “Ho inviato personalmente due regolamenti in Consiglio comunale. Uno riguarda l’istituzione degli ispettori ambientali, i quali possono esercitare il controllo del territorio in concomitanza con il comune. L’altro aspetto che stiamo curando è quello di realizzare delle riprese video su tutto il territorio di Gela, al fine di evitare l’abbandono dei rifiuti. Naturalmente per il rispetto della privacy, il video non verrà diffuso, ma verranno installati dei cartelli informativi. Sarà un intervento concreto e non una sorta di ‘street control’, previsto per le macchine in doppia fila. Bisogna rispettare le regole per una questione di condivisione”.DOMENICO MESSINESE

– Quale modello di raccolta avete in mente? E se esiste un modello a cui ispirarsi.

“Abbiamo tre modelli di riferimento: Tel Aviv, Los Angeles e uno ibrido che abbiamo studiato con delle aziende italiane. Il nostro prevede l’istituzione di isole ecologiche di quartiere. Quello di Los Angeles prevede una raccolta multi materiale, ovvero plastica, carta, alluminio, ferro,vetro, umido e altri, attraverso un badge. Invece Tel Aviv, prevede un sistema di raccolta stradale indifferenziato, in cui gli impianti effettuano una serie di accertamenti e poi alla fine si produce. I metodi ci sono, ma sono necessari degli investimenti per costruire tali impianti. Esiste la possibilità di accedere ai finanziamenti europei, ma non riusciamo ad accedere poiché la Regione Siciliana stenta a rispondere”.

– Una grossa fetta di lavoratori Eni aveva votato per lei e per Lucio Greco lo scorso giugno, con la speranza di ridiscutere l’impegno di ENI, Stato e Regione Sicilia. Nei giorni scorsi il presidente Renzi, ha parlato di nuovi investimenti di Eni a Gela e Manfredonia, da Venezia alla Sardegna, nelle energie rinnovabili. Che ne pensa?

 “A me questo Protocollo non piace, non l’avrei firmato. Dentro ci sono una serie di vuoti e parecchi aspetti opinabili. L’ho sempre affermato in tutte le occasioni. Nella città di Gela sono stati firmati innumerevoli Protocolli, che prevedevano delle cessazioni con delle riqualificazioni, ma non sono mai arrivate. Noi abbiamo deciso di puntare sull’accordo di programma, un accordo nuovo per apportare migliorie al territorio, mantenendo una base transitoria, in modo da avere come parte principale lo Stato e non Eni. È un passo avanti, ma ci stiamo lavorando: abbiamo ottenuto la delibera sulla perimetrazione dell’Area di crisi complessa, che è stata approvata dalla Regione. Ora tocca alle opere di compensazione. Riguardo l’agricoltura, l’Amministrazione comunale punta a beneficiare dell’impianto di trattamento delle acque reflue depurate per dirottare maggiori risorse idriche alle aziende agricole. Altro capitolo importante è quello della Green Raffinery. Inizialmente erano state previste delle precise quantità di cariche in olio di cocco, noi siamo riusciti ad ampliare il progetto, che includerà cariche con materiale organico e partirà anche la produzione, in abbinamento a un impianto supplementare della FORCE, di un olio che verrà ricavato dallo scarto della produzione di biogas. Tutto questo è stato possibile in quanto siamo riusciti ad ottenere dei buoni risultati dialogando con il Ministero, attraverso una collaborazione su alcuni temi, come quello sul GNL, che non sono presenti nel Protocollo d’Intesa”.

– È in corso un acceso dibattito sull’adesione alla Città Metropolitana di Catania. Non pensa che Gela, Piazza Armerina e Niscemi siano sprovvisti di quei requisiti che ne giustificano una fisiologica simbiosi territoriale?

 “La città di Gela, vuole cambiare la sua attuale posizione politica e territoriale. È importante interfacciarsi con Catania. Questo tipo di dialogo può favorire la città. In una situazione di spending rewiew, c’è molta differenza tra l’essere membro di un consorzio di 200 mila abitanti ed essere la quinta città metropolitana d’Italia con 1 milione e seicento mila abitanti, in cui il dualismo tra Caltanissetta e Gela di fatto ha portato quest’ultima a soccombere sotto diversi punti di vista. È chiaro che non possiamo essere solo un numero all’interno della Città Metropolitana, ma preferisco stare dalla parte di un’entità che ha il suo peso, una sua forza e delle sue attitudini”.

– Potrebbe chiarirci il progetto industriale dello “Ship Yard”?

 “Diciamo che è una sorta di cantiere di costa per elementi di metalmeccanica, che possono essere trasportati via mare: piattaforme, bruciatori, container. Stiamo pensando ad un porto che possa servire da volano per il territorio dal punto di vista industriale, che abbia una sua utilità soprattutto per quanto riguarda i sistemi di controllo e monitoraggio delle piattaforme e la tutela degli impianti off-shore. Naturalmente deve garantire un approdo sicuro per rimorchiatori e altri mezzi d’ausilio al porto industriale. Con una manutenzione adeguata potrebbe essere utilizzato anche per le barche a scopo turistico. Il primo step consiste nel rimodulare l’imboccatura del porto e nella rimozione di alcune barriere artificiali che creano grossi problemi. Se riuscissimo a firmare a breve il finanziamento da 5,7 milioni di euro, proveniente dalle compensazioni Eni, la prossima estate potrebbe essere già pronto”.

– Cosa manca a questa città per essere definita “meta turistica”?

“Il problema più grande è il debito di immagine della nostra città, che non porta turisti, anche se devo dire che negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. Per attirare nuova gente è necessario avere qualcosa che in altre località non hanno, per questo motivo abbiamo pensato alla realizzazione della spiaggia nudisti, ma stiamo lavorando anche ad alcuni progetti legati al turismo sportivo e culturale, sfruttando le potenzialità del Museo Archeologico”.

– È stato eletto sindaco con il logo del Movimento Cinque Stelle. Cos’è cambiato da quando è stato espulso? Avrebbe vinto senza l’ appoggio dei grillini?

 “Mi è stato chiesto di fare il sindaco. Non l’ho cercato io. Sono convinto che se la collettività ti chiede di fare una determinata azione, è giusto mettersi a disposizione. Dal momento in cui sono diventato sindaco ho assunto delle responsabilità verso tutti e non devo fare nessuna distinzione. Quelli che sono realmente usciti dal Movimento 5 stelle, sono coloro che dicono di essere del Movimento, perché io sto portando avanti il mio programma per il bene dei cittadini gelesi. Io devo fare solo quello che mi chiede la città. Il programma al 90% l’ho scritto io. È come se tradissi me stesso. Avrei vinto senza il loro appoggio? Magari il logo ha fatto qualcosa, ma anche i progetti che ho portato, come ad esempio l’area portuale, hanno dato un contributo. Una cosa è il Movimento 5 stelle e un’altra è il sindaco che rappresenta la città”.

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