Carmelinda Comandatore

 

CATANIA – Nasce il nuovo “Urban Innovation Laboratory”, un progetto finalizzato allo sviluppo di idee e soluzioni nuove ai bisogni del territorio, all’accelerazione di progetti innovativi, alla creazione e sviluppo di start up innovative e a vocazione sociale. Questa mattina, alle ore 10:30, nei locali del rettorato dell’Università di Catania, il rettore, Giacomo Pignataro, il direttore generale dell’Ateneo, Federico Portoghese, e il sindaco del comune etneo Antonino Di Guardo, hanno sottoscritto la convenzione che darà vita all’iniziativa, unica nel suo genere in Sicilia e tra le prime nel Mezzogiorno. Sono intervenuti, inoltre, il presidente del CAPITT, Rosario Faraci, il vice sindaco Marco Corsaro, che nei mesi scorsi hanno curato le interlocuzioni preliminari tra i due enti.

Era il 16 settembre del 2008, quando la città di Misterbianco iniziò un’interlocuzione con l’Università di Catania e segnatamente con Rosario Faraci, da sempre attento conoscitore delle problematiche delle imprese nel territorio etneo. Allora era sindaco Ninella Caruso e nell’ambito del Progetto Area Urban 2 di Misterbianco, uno dei pochi progetti del genere finanziati in Italia a valere sui fondi UE, al presidente del CAPITT fu chiesto di studiare la competitività del territorio e valutare, in prospettiva, la redditività delle imprese locali. Il quadro che venne fuori presentò luci e ombre. “Misterbianco non era più la grande città commerciale degli anni ottanta e novanta, – afferma Faraci – anche perché nel tempo aveva risentito dell’aggressione dei centri commerciali e delle grandi superfici della moderna distribuzione localizzati nei territori limitrofi. Ma la sua vocazione commerciale e logistica rimaneva integra, nonostante la crisi e qualche sbavatura nella programmazione. Era necessaria, dunque, una più stretta collaborazione fra tutti gli operatori economici dei vari settori per conseguire tre importanti obiettivi: rilanciare la zona commerciale ed esaltarne la sua competitività sul piano logistico; creare una più forte sinergia fra centro storico e zona commerciale per evitare di spaccare la città in due; favorire una piena inclusione delle periferie e delle frazioni, spesso veri e propri quartieri dormitori, nell’economia del territorio”.

La proposta, contenuta in quello studio, venne raccolta qualche anno dopo dagli imprenditori di ConfCommercio. Era la primavera del 2013 quando si tenne una riunione cui parteciparono diversi grossi operatori commerciali del territorio, che organizzarono un tavolo tecnico per discutere, insieme a Rosario Faraci e Pietro Agen, vicepresidente nazionale di ConfCommercio, su come reagire alla dura crisi economica che stava mettendo in ginocchio i diversi comparti della distribuzione commerciale. In quella sede, Faraci, confortato dall’allora presidente Giovanna Giuffrida (deceduta qualche anno dopo), lanciò un’idea: attirare a Misterbianco, magari in spazi messi a disposizione dagli stessi imprenditori, start up innovative e progetti imprenditoriali promossi dai giovani. “In questo modo, – continua Rosario Faraci – a parte la vivacità di idee provenienti dal mondo giovanile e l’interscambio fra start up ed imprese esistenti, Misterbianco avrebbe potuto vivificare la sua vocazione di città commerciale, sposando la modernità delle nuove tecnologie alla tradizione del commercio all’ingrosso e al dettaglio”.

Nel luglio 2014, si tenne un convegno, alla presenza del sindaco, Nino Di Guardo, nel quale la proposta venne accettata e gli imprenditori incominciarono a dare la propria disponibilità ad aprire i loro spazi anche ai giovani. Sono passati due anni e nel frattempo, a parte un rinnovamento del direttivo di ConfCommercio, sono emersi ulteriori elementi di novità. Il Comune di Misterbianco, attraverso il sindaco e il vice sindaco, Marco Corsaro, si è detto disponibile a concedere il Laboratorio di Città Nelson Mandela per orientare, formare e indirizzare i giovani verso il fare impresa. Nel territorio, intanto, alcuni di loro si stanno già impegnando per rilanciare gli antichi mestieri artigianali, attirando start up innovative a forte vocazione sociale. Da qui la proposta del presidente del CAPITT dell’Università di Catania, di ospitare all’interno del Nelson Mandela, spazio finora utilizzato per attività culturali, un vero e proprio “Urban Innovation Laboratory”, in cui favorire una più ampia partecipazione dei giovani alla promozione di nuova imprenditorialità nel territorio, all’insegna dell’innovazione tecnologica e digitale.

Oggi si è così arrivati alla firma della convenzione che impegna l’Università di Catania a fornire al Comune di Misterbianco il supporto e l’assistenza necessaria per far decollare il Laboratorio di Città nella nuova veste di Urban Innovation Lab, una splendida e modernissima struttura composta da un auditorium con 500 posti, una galleria d’arte, una mediateca (nell’aula studio “Fabrizio De Andrè”), un’agorà di 1500 metri quadri, oltre che da laboratori musicali e teatrali. “Questa struttura, – conclude Faraci – diventerà una vera e propria Casa dell’Innovazione, dove il CAPITT potrà svolgere le necessarie attività di assistenza e formazione e dove convoglieranno man mano anche tutti gli altri progetti che, nel corso del tempo, sono maturati e sono in via di perfezionamento e di attuazione con gli imprenditori che operano nel nostro territorio, così da creare uno spazio di co-working e incubazione di nuove idee, progetti e iniziative imprenditoriali ad alto contenuto innovativo. Si parte, dunque, dai giovani per attirare intorno a loro nuovi investitori e puntare alla crescita”.

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi