PALERMO – Protesta questa mattina davanti alla Prefettura di Palermo dei lavoratori edili delle aziende confiscate del gruppo Aiello di Bagheria. I 120 lavoratori, in risposta alla sollecitazione dello Stato, avevano costituito la coop Ati Bagheria, per dare continuità produttiva alle tre imprese del gruppo. Ma il 28 agosto scadrà la cig e, dopo una lunga gestione in amministrazione giudiziaria, scatteranno i licenziamenti.

Oggi la Fillea e la Cgil, che chiedono la revoca dei licenziamenti, sono stati ricevuti dal capo di gabinetto del prefetto, assieme a una delegazione di lavoratori, che per strada hanno manifestato tutta la loro rabbia, rallentando il traffico. Oggi i lavoratori chiedono conto della gestione della loro azienda, che ai tempi del sequestro era in possesso di certificazione professionale di altissimo livello, aveva un parco macchine efficiente e bilanci in ordine.

“I lavoratori si sentono abbandonati dallo Stato, la tensione è altissima. E’ stato fatto un passo indietro clamoroso che, se confermato, metterebbe sulla strada i lavoratori, che chiedono di lavorare. Lo Stato ne uscirebbe sconfitto e le inefficienze che abbiamo denunciato sulla gestione delle aziende confiscate sarebbero conclamate – denuncia il segretario della Fillea Cgil Francesco Piastra – In Prefettura abbiamo rappresentato l’esigenza di andare avanti e di dare una prospettiva di continuità produttiva alle aziende del gruppo. Siamo in attesa da settimane di una risposta dall’Agenzia dei Beni confiscati sulla destinazione dei beni delle imprese. Ma non abbiamo risposte. Tra poco potrebbero scattare i licenziamenti e non c’è più tempo per attivare le procedure per sostenere lo start up della cooperativa. Per questo, con la lettera spedita al ministro Alfano chiediamo che la vertenza venga gestita direttamente a un tavolo nazionale con la convocazione da parte del ministero. Chiediamo uno scatto d’orgoglio per dare una risposta positiva”. “Siamo fortemente allarmati   per quello che sembra l’epilogo di una vicenda durata tanti anni che ha alimentato nei lavoratori, nelle loro famiglie, nella comunità bagherese   le speranze di uno sbocco produttivo per una delle più importanti aziende sequestrate e confiscate alla mafia – aggiunge Mario Ridulfo, componente della segreteria Cgil Palermo – L’impegno nostro è impedire questo epilogo, che diventerebbe una sconfitta per tutti e per lo Stato, che ha investito su Ati Group anche attraverso l’uso di ammortizzatori sociali che servivano come premessa per il rilancio dell’azienda. Occorre garantire alla cooperativa, almeno per una fase iniziale, commesse pubbliche o private, che possano far ripartire l’attività e consentire ai lavoratori edili di lavorare”.

 

 

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