PALERMO – Il questore Guido Longo  ha disposto il divieto di funerali pubblici per il boss Bernardo Provenzano,  morto ieri, per motivi di ordine pubblico, come già avvenuto pe casi analoghi.

I familiari di “Binnu u tratturi” potranno accompagnare in forma privata la salma  nel cimitero di Corleone.

Bernardo Provenzano,  Binnu u’ Tratturi, così chiamato per la violenza con cui uccideva i suoi nemici,  con l’amico Totò Riina diede origine alla guerra di mafia, quella sanguinaria, atroce, negli anni ’80 che rimangono tuttora nella memoria collettiva, compiendo la scalata che li porterà ai vertici di Cosa nostra. Nel 1993, dopo l’arresto di Riina, Bernardo Provenzano diventa il capo della cupola mafiosa e dà il via alla cosiddetta «strategia della sommersione», che, dopo le stragi, ha portato Cosa nostra ad allentare la violenza della sua guerra allo Stato proprio mentre partiva la controffensiva delle forze dell’ordine culminata con l’arresto di tutti i superlatitanti, a cominciare proprio da Riina.
Dopo 43 anni di latitanza, l’11 aprile del 2006 Provenzano venne arrestato dai poliziotti della Squadra mobile di Palermo e dagli agenti della Sco: viveva in una casolare nelle campagne di Corleone, la sua città natale, luogo identificato seguendo la fitta rete dei «pizzini», i biglietti utilizzati dal boss per comunicare con la famiglia e il resto dell’organizzazione mafiosa. Dal carcere ha più volte tentato di comunicare con l’esterno. Nel 2011 viene confermata la notizia di un cancro alla vescica, è morto qualche ora fa nel reparto ospedaliero di San Vittore dove era detenuto da quasi due anni.
Bernando Provenzano esta uno dei criminali italiani più conosciuti al mondo, per il suo potere e la sua crudeltà.

K.M.

Foto da Huffingtonpost.it

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