Carmelinda Comandatore

Il silenzio è dolo”, si intitola così la canzone scritta da Marco Ligabue contro la cultura mafiosa. Una denuncia contro un atteggiamento, uno stile di vita, una mentalità, contro il silenzio, che diventa dolo. Una denuncia cantata, che arriva all’anima per scuotere la coscienza e indurre alla riflessione su una questione che da troppo tempo, verrebbe da dire “da sempre”, avvelena la Sicilia. La scelta di Marco Ligabue di tradurre tutto questo in parole e musica arriva ascoltando una testimonianza, che lo segna a tal punto da decidere di dare forma ai pensieri e le sensazioni che lo accompagnano sul viaggio di ritorno verso casa.

Due anni fa, alla fine di un suo concerto al teatro Politeama di Palermo, il cantautore emiliano conosce il giovane giornalista Ismaele La Vardera, che in quel periodo, a soli 21 anni, si stava esponendo in prima persona per denunciare delle situazioni poco chiare che avvenivano nel suo comune, Villabate, arrivando ad ottenere le dimissioni del sindaco e di tutta la giunta. Ismaele lancia una vera e propria richiesta di aiuto al cantante, che inizialmente rimane un po’ spiazzato. Lasciata la Sicilia, però, quella storia e quella richiesta, gli rimangono talmente impresse da ispirargli dopo pochi giorni una canzone: “Il silenzio è dolo”.

“Le canzoni secondo me – dichiara Marco Ligabue – hanno un grande pregio, il pregio della sintesi. Abbiamo deciso di realizzare un progetto importante partendo dalla musica, perché può essere difficile toccare il cuore delle persone su tematiche delicate, come quella della legalità. Attraverso questa canzone siamo riusciti a trovare la chiave giusta per raccontare la storia di Ismaele”.ismaele_vardera

“Dobbiamo sradicare la convinzione, diffusa da una certa politica, che i propri diritti – sostiene Ismaele – siano favori concessi dall’alto. Chi ha perso la vita nella lotta alla mafia, come Falcone e Borsellino, non devono essere considerati degli eroi, ma persone normali, che hanno scelto di compiere il loro dovere. A Palermo una di queste persone, che andrebbe protetta adesso che è in vita, è il giudice Nino Di Matteo. Non aspettiamo che la mafia uccida i magistrati che lottano ogni giorno, per poi organizzare delle manifestazioni commemorative. Difendiamoli ora!”.

Il giovane Ismaele, per il suo impegno e il suo coraggio, ha ricevuto l’Oscar della legalità, la menzione speciale al premio giornalistico “Pippo Fava”, nella sezione giovani, e ha di recente scritto un libro dal titolo “Le piccole cose fanno la differenza – il silenzio è dolo”. Il desiderio di raccontare li ha portati in giro per tutta l’Italia, soprattutto nelle scuole, arrivando ad incontrare in un anno più di 150mila ragazzi. Un risultato importante, che non è un punto di arrivo, ma solo l’inizio di un viaggio che ripartirà ad ottobre, per raccontare la storia di Valeria Grasso, l’imprenditrice palermitana, che ha deciso di non stare più in silenzio e lottare contro il racket.

 

https://www.youtube.com/watch?v=NdiYso2yCCc

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