PALERMO – Alla sesta commissione dell’ Ars, i sindacati  e le associazioni catanesi hanno detto a chiare lettere che non può essere chiuso il pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania se prima non sarà aperto e portato a pieno regime il pronto soccorso del San Marco, con tutte le energie lavorative necessarie al pronto intervento. Inoltre, sono state consegnate mille e cinquecento firme raccolte dalla “Piattaforma Librino” per il nuovo ospedale  che sorgerà nel quartiere, contenenti la medesima istanza. È stato inoltre chiesto il potenziamento del Pronto soccorso del “Garibaldi”.

Si è tenuta ieri a Palermo l’audizione, molto lunga ed articolata, presieduta dal deputato Giuseppe Digiacomo, tra la Commissione regionale alla Sanità e Cgil, Cisl, Uil, Ugl di Catania, le relative  sigle di categoria del pubblico impiego; grandi assenti, seppure formalmente giustificati, l’amministrazione comunale di Catania e l’assessore regionale.  Sindacati e associazioni hanno comunque ricevuto rassicurazioni in merito alla richieste che oramai vengono ribadite in ogni sede, istituzionale e non, da molte settimane, anche da Paolo Cantaro, direttore generale del Policlinico, presente all’incontro insieme al direttore generale dell’ospedale Garibaldi, Giorgio Santonocito, che ha approvato l’ampliamento del pronto soccorso dell’ospedale Garibaldi centro.

All’incontro erano presenti i segretari generali della confederazioni, Rota, Milazzo, Parisi e Musumeci, e i segretari della categorie Agliozzo, Coco, Gambera ed Urzì, Lanteri per Ugl Università, oltre alla responsabile Periferie per la Cgil, Sara Fagone, al responsabile Cgil medici, Carmelo Calvagna, al presidente della sesta circoscrizione Lorenzo Leone, anche in rappresentanza della prima e della quinta. Per il Comitato librino attivo, era presente Francesco Torre. 
“Abbiamo ottenuto da Digiacomo la riconvocazione della Commissione, alla quale chiediamo che siano però presenti sia l’ amministrazione comunale che l’assessorato regionale. Non possiamo fare altro che stigmatizzare la loro assenza di oggi – commentano i responsabili sindacali- Il tema è urgente: bisogna garantire il servizio di emergenza per i cittadini catanesi; a Catania sud non possiamo abbassare il livello del servizio di emergenza. Ribadiamo che il “San Marco”  avrà tra le sue vocazioni anche e soprattutto l’ortopedia. Sul tema dell’eccellenza necessaria per l’ospedale che sorgerà Librino è stato citato il Piano regionale della sanità che è legge. Chiediamo inoltre lo sblocco delle risorse necessarie a nuovi concorsi, visto che la legge 5 blocca alcune spese contingentandole. È necessaria una deroga per sbloccare nuove risorse”.
Nel corso dell’audizione lo stesso presidente Digiacomo ha assicurato la segnalazione alla Corte dei Conti, nel caso che sulla questione dell’ospedale catanese, per il  quale sono stati investiti 160 miloni di euro, venissero effettuate manovre scorrette.
L’idea di uno nuovo ospedale nasce nell’ 86 con il progetto Prometeo, nel 1990 la gara fu assegnata al gruppo Cogefar-Impresit (oggi Impregilo). I lavori non vennero mai iniziati per controversie giudiziarie mentre ad una successiva gara vennero aggiudicati dalla Uniter Consorzio Stabile un raggruppamento di imprese che ha come capofila la Tecnis di Mimmo Costanzo e Concetto Bosco. La posa della prima pietra risale al 2008, con tanto di dichiarazioni dell’allora presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Il direttore generale dell’epoca sostenne che l’opera sarebbe stata realizzata in 38 mesi. L’ospedale prevedeva originariamente 1229 posti letto e diverse aree di attività ma le varie riforme hanno ridotto i posti a 460. Nel 2013 dopo un sopralluogo, l’ assessore regionale Marino dichiarò che l’inaugurazione poteva essere fissata per la primavera 2014. Poi la data venne spostata (a causa di furti nel cantiere) per la primavera 2015.
Al momento, l’unica data di consegna fissata è gennaio 2017.
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