Riceviamo e pubblichiamo.
NOTO – Quando l’arte uccide l’arte, senza se e senza ma. E’ un vero dispiacere ed un grande rammarico constatare che a causa di un esposto presentato al Comune dal pittore Marcello Lo Giudice e da Corrado Rau della Ferla, entrambi proprietari di appartamenti all’interno del grande Palazzo Rau di via Silvio Spaventa a Noto, lo Studio Barnum di Vincenzo Medica si vede costretto ad annullare la prestigiosa esposizione di mobili del settecento siciliano.L’esposto è avverso la mostra per consentire e tutelare la propria privacy e fa riferimento a dei vizi di forma nell’organizzazione della stessa. A fronte dell’imprenditore Giuseppe Zen che ha aperto le porte della proprietà privata, l’intera ala destra di uno dei palazzi storici della città, ospitando, nelle varie iniziative e tutte di altissima qualità intraprese da un anno a questa parte, oltre cinquanta artisti, ci si ritrova dinnanzi l’ostilità ed ostracismo dei proprietari di parte dell’ala sinistra del Palazzo. Ostacoli e problemi a cui l’organizzazione ha sempre fatto fronte con spirito collaborativo e senza mai ledere gli altrui diritti. Per l’evento, la cui inaugurazione era prevista sabato scorso, lo Studio Barnum aveva predisposto l’esclusivo impiego dell’appartamento al piano terra e senza coinvolgere i locali del piano nobile che avrebbero comportato l’accesso alla scala interna, essa, lo ricordiamo, è comunque di pertinenza dei due proprietari Zen e Lo Giudice con uguali competenze. “E’ un vero peccato per la Città perdere questa mostra – spiega Vincenzo Medica per Studio Barnum- ma soprattutto è un grande danno e non solo d’immagine per Noto, per la Galleria Studio Barnum e per lo storico Claudio Fayer (la mostra è inserita nel programma di Effetto Noto 2016, n.d.r.). Pensiamo alle attività commerciali di via Spaventa che avrebbero avuto per due mesi un grande attrattore di pubblico, turisti e semplici visitatori, pensiamo alle spese per la comunicazione e pubblicità dell’evento, pensiamo alle maestranze coinvolte nella progettazione e realizzazione della mostra (si era già provveduto al trasferimento dei mobili che sono arrivati da più parti della Sicilia, n.d.r.). Voglio ricordare che Claudio Fayer oltre ad essere uno stimato storico e restauratore aveva preparato per Noto e per Palazzo Rau un’esposizione di altissima qualità frutto di ricerca e recupero di mobili settecenteschi siciliani che avrebbero permesso di far rivivere le sale e gli ambienti dell’edificio di via Spaventa come mai prima d’ora. Un’operazione unica nel suo genere che avrebbe proseguito il percorso virtuoso iniziato nel maggio del 2015 grazie alla lungimiranza ed alla sensibilità artistica dell’imprenditore milanese Giuseppe Zen, sensibilità rara di questi tempi anche negli stessi ambienti dell’arte visti più come settori commerciali”. Un colpo inferto all’arte come lo squarcio in una tela o il danno arrecato in una scultura, oggi si è ferita l’arte sbattendo in faccia il portone di un bellissimo e storico Palazzo del centro storico dopo vent’anni di chiusura per restauro e dopo tutti gli interventi operati, dallo stesso Zen, per riportarlo all’antico splendore, rendendolo agibile e nel rispetto di tutte le norme vigenti. “Si interrompe, ed è questo un altro grande rammarico – conclude con l’amaro in bocca Vincenzo Medica- il percorso virtuoso iniziato da Giuseppe Zen ( a concessione dei locali alle mostre, tutte ad ingresso libero, è stata assolutamente a titolo gratuito, n.d.r.)  che aveva molto fatto riflettere sull’opportunità di aprire spazi privati prestigiosi. Un esempio da emulare e non da mortificare con esposti che impediscono a tutti la fruizione e la possibilità di godere del bello dell’arte in tutte le sue forme. Devo ringraziare il sindaco Corrado Bonfanti, l’Assessora alla Cultura Sabina Pangallo e quanti a vario titolo si sono prodigati per portare a buon fine l’iniziativa e per cercare di mediare sino all’ultimo con i sottoscrittori dell’esposto, purtroppo senza riuscirci. Vorrei ricordare, infine, che grazie al costante operato artistico di Studio Barnum, si era riusciti a far inserire palazzo Rau nell’elenco dei più prestigiosi siti museali siciliani, avendo realizzato delle Stanze d’Artista con il coinvolgimento dei più affermati artisti dell’Isola, i quali hanno voluto donare alla città di Noto la loro sensibilità”. Oggi tutto questo si ferma ed è paradossale che ad apporre la sua firma per lo stop sia stato anche un’artista, con un’esposto che mortifica una mostra unica nel suo genere negata a Noto, ai turisti ed a tutti gli appassionati, che sarà difficile, per come è stata pensata, ideata e strutturata, poter vedere in altre parti. L’arte ferisce l’arte ma non si vuol pensare che sia stata uccisa offrendo opportunità di ravvedersi a chi di dovere.
 
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