CATANIA – la magistratura ha dato torto all’Università su  due ricorsi importanti: uno   che riguarda l’ormai famosa vicenda dello Statuto, e che ha portato di fatto all’azzeramento degli organi dell’ateneo, e l’altro tornato prepotentemente  di attualità:   il “caso Maggio”,   il direttore generale licenziato. Anche in questa vicenda legale l’ateneo etneo ha perso il braccio di ferro: è stata ordinata la riassunzione di Maggio nella qualifica di direttor generale, ma il Consiglio di amministrazione nella seduta del 26 luglio ha deciso di “respingere il ripristino del rapporto di lavoro del dottor Maggio”, con motivazioni che appaiono pretestuose, dalla modifica del sistema informatico alla imminente scadenza del contratto con lo stesso direttore generale.

L’avvocato Dario Riccioli, legale del dott. Maggio, su mandato dell’assistito, ha depositato presso la Segreteria della Procura della Repubblica del Tribunale di Catania una nuova dichiarazione di denuncia e querela nei confronti del prof. Giacomo Pignataro (ormai ritenuto decaduto dal ruolo di rettore con la sentenza n. 243/2016 del CGA) e contro chiunque altro abbia concorso con lo stesso nella consumazione dei reati denunciati.

Tale iniziativa si è resa necessaria – spiega il legale in una nota – a seguito della mancata esecuzione dell’ordine , per altro perentorio, infungibile e in equivoco, contenuto nella sentenza del tribunale di Catania, sezione lavoro, del 17 maggio 2016, sentenza che ha disposto la riammissione in servizio nel ruolo di direttor generale dell’Ateneo. L’atteggiamento, coscientemente e volutamente elusivo tenuto al prof Pignataro nella circostanza – continua l’avv. Riccioli – ha secondo gli argomenti accusatori proposti nell’atto di denuncia e querela depositato, violato i principi di buon andamento e di imparzialità della Pubblica amministrazione e l’esigenza costituzionale dell’effettività della giurisdizione. Ancor oggi si esprime massima fiducia nell’operato della magistratura, che saprà individuare le misure più opportune per porre fine alle condotte di cui si è reso protagonista il prof. Pignataro, conclude l’avvocato Riccioli.

Sembrerebbe che questa “resistenza ad oltranza”alle sentenze dei magistrati del lavoro e amministrativi stia provocando reazioni all’interno del Consiglio di amministrazione, dove alcuni sarebbero preoccupati per le ricadute in termini giuridici che potrebbe avere questa strategia sostenuta dall’ormai ex rettore Giacomo Pignataro.

Nella foto Lucio Maggio

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