Riceviamo e pubblichiamo.
ACI CASTELLO – Mi sento di rispondere alla lettera del sindaco di Aci Castello dr. Filippo Drago, per puntualizzare alcuni aspetti relativi alla questione del turismo ad Aci Castello. 
Mi permetto di dissentire in primo luogo sul concetto stesso di turismo espresso dal sindaco: non esiste per definizione un turismo votato allo svago ed uno votato alla cultura, un turismo di serie A ed uno di serie B. Turismo vuol dire “complesso di manifestazioni e di organizzazioni relative a viaggi e soggiorni compiuti a scopo ricreativo o di istruzione” (cito letteralmente Wikipedia). Visitare Aci Castello e le sue bellezze significa dunque trovare cultura ma anche divertimento, buoni prodotti culinari e – perché no – anche svago. Nell’era dell’integrazione culturale, sociale, religiosa e linguistica non si può pensare di selezionare arbitrariamente i visitatori.
Non voglio citare le grandi città turistiche perché capisco che la nostra cittadina non può contenere grandi masse di visitatori; penso invece a realtà a noi vicine come Taormina o la piccola isola di Salina (della quale ho esperienza personale): in queste località non esistono forse il rispetto delle regole e il decoro?  Forse i commercianti non pagano le tasse o non rispettano le norme dei rispettivi comuni? Io credo di sì, e quando nella stagione estiva queste realtà pullulano di vita sia gli abitanti che i commercianti che gli amministratori sono ben contenti, perché ciò significa rilanciare l’economia – per i proprietari di case vacanze, per i ristoratori, per tutti gli operatori del turismo – e produrre una serie di vantaggi economici per la comunità tutta. Ragion per cui non ho mai sentito nessun abitante di quei luoghi lamentarsi per l’arrivo di visitatori e men che meno pensare di imporre ad essi un determinato tipo di turismo.
Il sindaco parla poi dei residenti che affacciandosi sulla piazza hanno diritto di godere le bellezze della Natura senza essere disturbati. Vorrei far notare che la Natura ha dato la bellezza a tutti coloro che siano capaci di apprezzarla, e non soltanto a chi per ragioni di domicilio si trovi a viverci accanto (spesso senza valorizzare a dovere il dono che gli è stato dato). Chi vive nella piazza di Aci Castello – o in un qualunque altro posto di valore culturale e artistico – dovrebbe capire che  il patrimonio naturale è di tutti e non può essere acquistato insieme alla casa in cui si vive.
Quanto poi alla “strategia turistica destagionalizzata”, il sindaco si riferisce forse ad iniziative culturali anche in altre stagioni che non siano l’estate? E’ mai passato in piazza Castello un sabato sera di gennaio? C’è il rischio di incontrare qualche lupo disperso nei pressi del maniero: si chiederebbe allora anche lui cosa ci sia da fare qui in inverno. Dove sono le famose iniziative culturali con le quali selezionare – ammesso che sia giusto farlo – i visitatori?
Venendo alla disponibilità dell’Amministrazione alle iniziative culturali private – date le poche risorse a disposizione del Comune – che cosa vuol dire patrocinio gratuito? Se come esercente chiedessi di organizzare un concerto di musica siciliana (a mie spese), mi si concederebbe un metro in più di suolo pubblico? Purtroppo conosco già la risposta. E mi chiedo ancora: perché in passato – ancora la scorsa estate – chiunque poteva posizionare tavolini, lavagne, cartelloni, ombrelloni e quant’altro senza che nessuno urlasse al decoro e al rispetto delle regole?  Perché tutto ciò non dava alcun fastidio ai famosi residenti oggi così turbati da queste semplici iniziative di commercio?
Mi si permetta poi un’ultima osservazione: quando il sindaco parla di amarezza da parte mia – per altre cause non imputabili all’Amministrazione – ha sicuramente  ragione e noto con piacere che conosce tutte le vicende personali dei suoi concittadini. La mia vita lavorativa in piazza Castello, nonostante il rispetto delle regole, la cortesia, l’educazione e la tanta disponibilità, non è certo facile specialmente a causa dell’ostracismo gratuito di alcuni vicini. Non posso dare la colpa di questo all’Amministrazione né tanto meno intendo sfogare la mia frustrazione sul sindaco e sulla giunta comunale.
Certa della sua comprensione ed intelligenza amministrativa, chiedo soltanto al primo cittadino di rivedere il suo concetto di turismo e di ascoltare anche un’altra campana: quella mia e di tutti coloro che la pensano come me. Non sono solo un’imprenditrice ma anche una residente che ha scelto di investire trasferendo famiglia e lavoro ad Aci Castello, solo perché passeggiando da turista “mordi e fuggi” – come dice lei – si è innamorata follemente di questa terra.
Anna Finocchiaro, ristoratrice
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