CATANIA – Nino Milazzo, milanese quanto catanese, è un manzoniano esportato sulle cronache di politica estera del “Corsera”. Lo ricorda nel suo “I prigionieri di Sirte” (Bonanno, 2016), presentato tra gli agi raffinati della sede di Allianz delle “Ciminiere” di Catania. E’ congegnato alla maniera de “I promessi Sposi“: lei, lui e ‘o malamente. Lei è Francesca Rubinio, lui è Aldo Aleardi, ‘o malamente è Sergio Aleardi, cognato e stupratore etnico-religioso. E’ terza guerra mondiale dove si registra un tentativo di sbarco sulle coste siciliane di Pantelleria di un commando jiahdista dell’Is dalla costa libica. In questo romanzo storico di Milazzo non ci sono zone di ambiguità: il male assoluto di questo secolo è l’Islam. A dirlo è un protagonista, il professore di liceo in in pensione, padre di Francesca, sequestrata, stuprata e ingravidata dal cognato, convertitosi all’Islam. Non si vuole capire? E allora- sembra dire Nino Milazzo – terremo in gestazione e alleveremo i frutti di questa scoglionata e masochista tolleranza. Nascerà un bambino e sarà il figlio di Abdul Haafiz, il nome arabo del cognato di Francesca. Quale complessione psichica verrà fuori da un gesto di vile tracotanza sessuale? Cosa Cosa farà da grande il bambino che non conoscerà mai più il padre, se non come eco di una dolorosa ferocia? Buona lettura!

Tino Vittorio

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