RIO DE JANEIRO – Un peccato mortale, ma che vale comunque una bellissima medaglia d’argento, la prima per l’Italia ai Giochi di Rio.  Rossella Fiamingo cede in finale nel torneo di spada all’ungherese Emese Szasz. Avanti 10-6, la spadista catanese alla fine è stata rimontata, cedendo 15-13 e non riuscendo così a conquistare il 200° oro italiano alle Olimpiadi, che in questo sabato d’agosto sembra quanto mai stregato

LE PASSIONI — Mettendo in campo tutte le scaramanzie del caso, se l’atleta della Forestale dovesse mettersi al collo l’oro, sarebbe la 200a del metallo più prezioso per i colori azzurri. La catanese, alla sua seconda Olimpiade, fu 7a a Londra, dove era la baby del gruppo, e poi, in modo del tutto inaspettato, svettò davanti a tutti ai Mondiali del 2014 e 2015. Il doppio titolo mondiale l’ha catapultata in una nuova dimensione. I riflettori mirano finalmente su di lei, bella di una bellezza semplice, acqua e sapone, mediterranea, sensuale. Fidanzata con il padovano Luca Dotto, primo a scendere sotto i 48″ nei 100 sl, si può dire un’autentica coppia da copertina: belli, di nuovo innamorati dopo un periodo di crisi, e… almeno per metà vincenti. E così si rivela, racconta di sè, della sua indole, della sua dipendenza dal mare e del suo amore atavico e irrefrenabile per il nuoto, della sua collezione sterminata di costumi da bagno, della sua shopping-mania, i gioielli, i viaggi, l’hobby del decoupage, la necessità di dormire 8 ore a notte, il diario su cui annota gli assalti, i giudizi sulle rivali, citazioni, pensieri. Le sue armi in pedana? Concentrazione su ogni punto («Messa una stoccata, devi pensare di essere di nuovo a zero»), razionalità ma anche istinto, intuito e tanta energia. Se la chiamano iena, ci sarà pure un motivo.

IL MAESTRO — “Nella mia sala era la più brava – racconta oggi il maestro Gianni, come lo chiama lei, Gianni Sperlinga all’anagrafe – più che altro quella che ascoltava di più. Lei è così, memorizza e mette in pratica. Non pensate sia facile, le altre non ascoltano oppure ascoltano e poi in gara non mettono in pratica. Una volta sola l’ho trovata distratta, intorno ai 14 anni. Le ho detto subito che era meglio lasciar stare: “Non c’è bisogno che io ti segua”. E’ bastata quella volta Rossella capisce, ragiona, sa gestire l’assalto.

Da msn.it

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