CATANIA – Continuano le manifestazioni degli insegnanti siciliani neoassunti con la legge 107, come ormai noto, in massima parte oggetto di trasferimento obbligatorio fuori regione. Significativa la partecipazione di insegnanti di ogni ordine e grado da Catania, Enna e Siracusa che hanno deciso di ritrovarsi presso la sede del USR di Catania. Fischietto in bocca, al grido di “Vergogna!”, per coinvolgere l’opinione pubblica in una operazione che durante le vacanze estive e nel silenzio rischia di creare a loro e le loro numerose famiglie disagi elevatissimi. Un foglio di carta tra le mani per evidenziare la loro destinazione, quasi a smentire il minimo impatto della misura sostenuto dagli ideatori della legge in quesitone. Nastrino rosso al polso, per testimoniare l’attaccamento alla loro terra.

I manifestanti, prevalentemente 40-50 anni, insistono sulla mancanza di trasparenza che li ha coinvolti in una operazione di mobilità nazionale senza precedenti, in una alternanza di errori e discutibili priorità che hanno visto neovincitori di concorso senza esperienza, destinati nella provincia di residenza, scavalcare l’elevato numero di insegnanti precari che attendevano ormai da lungo tempo una stabilizzazione. Un loro rappresentanza è stata ricevuta dal Provveditore, dott. Grasso, che ha ascoltato con attenzione le ragioni della protesta.

E’ stato consegnato un breve documento, in cui si riepilogano le motivazioni e si chiede con che l’USR si adoperi per mettere in atto tutte le iniziative idonee possibili per ridurre il numero dei trasferiti e consentire nel breve termine il rientro di coloro che oggi, dopo tanti anni di precariato, per entrare in ruolo, sono obbligati ad un trasferimento immediato, lasciando terra e famiglie ad un’età non certo più giovane, anche in previsione delle imminenti collocazioni in pensione. Oltre al deciso “NO” al blocco triennale, che rischierebbe di vederli congelati nelle destinazioni fuori regione per un triennio, è stato chiesto al dott. Grasso di valutare la trasformazione dell’organico di fatto in assegnazione provvisoria; l’utilizzazione nel sostegno di tutti gli insegnanti che dovessero effettuare domanda di assegnazione provvisoria, anche se in subordine a chi in possesso del titolo; la diminuzione del numero di allievi per classe; l’aumento dell’orario di lavoro con l’introduzione del tempo pieno; l’avvio di laboratori interdisciplinari di potenziamento.

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