PALERMO – Sono momenti frenetici all’ARS per l’approvazione del disegno di legge “Disposizioni per favorire l’economia. Disposizioni varie”, presentato dal presidente Crocetta su proposta dell’assessore all’Economia Baccei. In presenza di un dedalo di norme e provvedimenti di finanziamento di enti, consorzi comunali, scuole per l’infanzia, consorzi di bonifica, Cerisdi, Irfis e società partecipate in liquidazione, la frammentata maggioranza politica che sostiene l’on. Crocetta si sta ricompattando e con ogni probabilità già questa mattina voterà senza nemmeno discuterlo l’intero pacchetto che, nelle intenzioni dei proponenti, è destinato a superare talune criticità già presenti in sede di approvazione della legge regionale di stabilità del 2016. Come succede in questi casi, sono tali e tanti gli interessi in gioco dei singoli deputati nei loro territori che non vale la pena rischiare di aprire una discussione in aula che potrebbe compromettere l’approvazione dell’intero provvedimento legislativo. All’interno di questo disegno di legge, l’art.2 dal titolo “Complessi termali di Sciacca e di Acireale” prevede lo stanziamento di quasi ben 19 milioni di euro per contrarre un mutuo e consentire alla Regione di riacquistare beni immobili e diritti reali su beni immobili di proprietà delle Terme e rendere così più spedito il processo di privatizzazione delle due società di gestione. La norma, disegnata ad hoc dall’assessore Baccei, ha trovato ovviamente il consenso trasversale di molti, ma non tutti, i deputati locali dei territori dove insistono i due complessi termali ormai da tempo inattivi e chiusi al pubblico per le prestazioni. Se la norma, in verità assai carente nella “ratio”, dovesse passare, il Ragioniere generale della Regione sarebbe autorizzato a stipulare un mutuo non superiore a 18.900 migliaia di euro, impegnando la Regione al pagamento delle quote capitali ed interessi per i prossimi 29 anni. Nella proposta di legge, però, la copertura per l’impegno finanziario è prevista solo per i primi tre anni. La norma, infine, prevede che l’Assessorato possa concedere in concessione la coltivazione dei giacimenti termali ai Comuni, per la durata di venticinque anni, che potrebbero sfruttarla direttamente o darla, a loro volta, in concessione ai privati con procedure di evidenza pubblica. Già ieri si sono registrati non pochi malumori in aula di fronte a questa norma di salvataggio delle Terme. L’impegno finanziario è sicuramente gravoso, parliamo di quasi venti milioni di euro, per i quali la copertura finanziaria è solo prevista per i primi tre anni. In secondo luogo, è come se la Regione riacquistasse senza colpo ferire la proprietà di beni immobili già nella sua disponibilità, come nel caso dell’ex albergo Excelsior Palace e del centro polifunzionali che, di proprietà delle Terme di Acireale, e dunque della stessa Regione che ne è socio unico, sono state pignorati da Unicredit per via di un debito non onorato. In terzo luogo, si accelera il processo di privatizzazione e si fa genericamente riferimento ad interventi speciali di sviluppo del turismo termale, senza che sia stata ancora definita la sorte delle liquidazioni delle due società di gestione: i liquidatori continueranno o cesseranno l’attività, avviandosi verso lo scioglimento? Ed ancora: come mai la somma prevista è di 19,800 migliaia di euro, non un euro in meno né uno in più, senza che sia specificata esattamente come verrà destinata? E, proseguendo ancora nell’analisi dei dubbi espressi da alcuni parlamentari (soprattutto dell’opposizione), come mai si prevede di trasferire ai Comuni di Acireale e di Sciacca, e a che titolo, il diritto di sfruttamento degli stabilimenti termali, riservando poi agli stessi Comuni la possibilità di emanare il bando di privatizzazione? E, infine, l’ultimo grande dubbio: non è per caso che le quote residue di capitale ed interessi del mutuo dovranno essere coperte dai Comuni e non più dalla Regione quando verranno loro trasferiti i diritti di sfruttamento degli stabilimenti termali? E i Comuni di Acireale e di Sciacca avranno la forza e la capacità di trasferire questo onere ai privati, quando proveranno loro, e non più la Regione che finora non è stata capace,a predisporre il bando di privatizzazione? Tanti interrogativi ai quali il Governo regionale Crocetta ha deciso di non dare risposta né in Aula né prima in Commissione Bilancio dove il provvedimento è stato istruito ed approvato. Rispondere dettagliatamente significherebbe mettere ad ulteriore dura prova la maggioranza politica che a Palermo sostiene il presidente Crocetta che è di per sé assai traballante ed incerta.

D.L.P.

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