LAMPEDUSA – Da anni, tanti ormai, l’isola delle emozioni è il suo buen retiro.  Ama quel grande scoglio come solo un siciliano tardivo può. Chi nasce in Sicilia, e Lampedusa è un concentrato  di Sicilia, nasce vaccinato, ha il Dna che lo aiuta a sopportare il masochismo che si tramanda da generazioni, che ci ha quasi anestetizzati a vita. Chi non nasce siciliano, ma lo diventa riesce a mantenere una lucidità distaccata che non offusca l’amore o viceversa. Chi nasce in Sicilia è un condannato, chi  diventa siciliano scopre un privilegio. Ecco cosa ha scritto Claudio Baglioni, solcando onde d’aria mentre respirava  profumi di rabbia.

D.L.P.

 

Sulla rivista della Sicilia
ancora pezzi di politica bassa
e di mafia imperante.
Vicende di solita corruzione
e di malaffare protratto.
Fatti di ieri e di oggi
con una trama e un intreccio
che non cambiano mai.
Sembra di leggere sempre
lo stesso brutto romanzo
ispirato a una storia vera.
Come può una splendida terra
continuare ad essere afflitta
da guasti così ineluttabili?
Come si fa ad assorbire
una sequenza interminabile
di dosi di male e veleno
senza staccare le flebo?
Diceva convinto un amico:
“Se non ti riesce di spazzare via
in un solo colpo lo schifo che c’è
cerca almeno qualcosa di bello
di cui circondarti e stacci dentro
il più a lungo possibile.
La ribellione comincia da quello.”
Stasera mi è dispiaciuto tornare.
Un vento gagliardo a folate
e un sole che resisteva da eroe
oltre la barricata dell’orizzonte
facevano crescere dentro
fermenti di lotta e risorgimento.
Non sei uno sconfitto se perderai
ma se smetterai di combattere.

Claudio Baglioni

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