RIO DE JANEIRO –  Hanno sventolato un tricolore con il volto di una donna e la scritta Lia, la loro prima medaglia, ancora prima di essere premiati con quella d’argento della spada a squadre dopo aver perso la finale con Francia. Lia era la moglie di Luigi Mazzone, neuropsichiatra infantile del Bambino Gesù, maestro di scherma e mental coach. Nel nome di Lia, che ora non c’è più, è stata fondata un’associazione che collabora con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Aita Onlus al “Progetto Rio 2016” per i bambini autistici.

I vicecampioni olimpici Enrico Garozzo, Marco Fichera, Paolo Pizzo e Andrea Santarelli non si sono limitati a esporre la bandiera della generosità, ma hannoolimpiadi gruppo fatto qualcosa di più concreto. Subito dopo la fallimentare gara individuale, sono stati spinti dal loro ct Sandro Cuomo a non allenarsi, a non arrovellarsi tutto il giorno sui motivi della sconfitta. Sono andati a Casa Italia a incontrare gli stessi bambini del progetto, qui a Rio accompagnati dai medici curanti per una full immersion nelle emozioni dei Giochi. Una terapia olimpica, “abbiamo visto la loro emozione” ricorda Marco Fichera, siciliano di Acireale, “siamo felicissimi, è stato il momento più bello”.

La scherma chiude con un altro momento toccante dopo la bandiera dell’Unione Europea esposta da Elisa Di Francisca. Ma sono state anche emozioni sportive, quelle date dagli spadisti, una squadra “su cui nessuno avrebbe puntato mezza lira due anni fa” si vanta Enrico Garozzo, fratello del campione olimpico di fioretto Daniele. Prima i quarti di finale contro la forte Svizzera, un 45-32 mai messo in discussione. Poi la semifinale con i campioni del mondo dell’Ucraina, anche quella un 45-33 in totale sicurezza. Poi cinque ore e un quarto di stop, e la finale coi francesi che si avvia rapidamente verso i campioni olimpici di Atene e Pechino (a Sydney 2000 vinse l’Italia, in una finale rocambolesca). “Con la Francia non abbiamo tirato come nei precedenti incontri, ma quel che volevamo l’abbiamo ottenuto” continua Garozzo. “Ad Acireale stanno festeggiano, tra me e mio fratello Daniele abbiamo fatto il pieno di medaglie“. “Non abbiamo dato il massimo” ammette Marco Fichera, “ma davanti avevamo campioni veri che hanno spinto subito al 100 %”. “Questa medaglia è per Lia” chiude Paolo Pizzo, “l’argento brucia adesso, ma alla vigilia avremmo firmato per questo piazzamento. Da trentatreenne posso dire di essere orgoglioso di questi ragazzi che fanno parte della mia famiglia”. Così finisce la scherma, nell’Olimpiade di Rio de Janeiro.

Fonte Repubblica

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