Non si ferma l’onda di protesta degli insegnanti, dopo le prime conseguenze della applicazione della Legge 107. Manifestazioni si stanno moltiplicando in questi giorni e in particolare nelle regioni del sud. I numeri infatti, con il passare dei giorni, assumono sempre più consistenza ed iniziano a confermare purtroppo i timori inizialmente smentiti dalla politica. Sarebbero infatti quasi 30.000 i docenti del sud coinvolti in un trasferimento al nord per mantenere il posto di lavoro, non si può più non parlare di esodo.

Le organizzazioni sindacali, hanno richiesto formalmente accesso agli atti per fare chiarezza sulle vere ragioni alla base di molteplici e macroscopici errori già rilevati nei trasferimenti interprovinciali degli insegnanti, che si sono già tradotti in una elevata quantità di ricorsi e reclami nel tentativo di conciliazione. Vista la elevata quantità di domande, al di là dei ormai leciti dubbi sul funzionamento del software, rilevati da una parte degli insegnanti, c’è da chiedersi cosa succederà a coloro che non hanno fatto ricorso ma che con buona probabilità si sono visti comunque danneggiati da un sempre più verosimile malfunzionamento dell’algoritmo di analisi ed assegnazione delle domande.

Ieri doppio appuntamento in Sicilia senza coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, dalle quali gli insegnanti non si sentono tutelati. Nel primo, ad Agrigento, numerosi si sono incontrati davanti alla questura indossando il caratteristico braccialetto rosso al polso, segno di attaccamento alla terra; il corteo si è poi spostato verso l’ex Provveditorato agli studi del viale Della Vittoria. La manifestazione si è conclusa con l’incontro con il provveditore al quale sono stati chiesti provvedimenti a breve termine per evitare l’imminente partenza. Il tempo stringe e non si possono accettare risposte come “Vi faremo sapere”.

La seconda manifestazione si è tenuta a Palermo ed ha raccolto insegnanti da tutta la Sicilia in un corteo pacifico con fiaccolata serale, analogo a quello che nelle stesse ore sta attraversando la città di Napoli. I docenti si sono dati appuntamento davanti al palazzo di giustizia nel tardo pomeriggio. In entrambi i casi sono stati scelti come punto di incontro luoghi simbolici, come la questura o il palazzo di giustizia, per chiedere con determinazione equità, legalità e trasparenza. Forti delle prime sentenze del TAR, anche gli slogan utilizzati iniziano ad assumere carattere di denuncia. Riportiamo i testi di alcuni manifesti:

“LA LEGGE CHE CREA DISCRIMINAZIONE”

“LE ASSUNZIONI DEL PIANO STRAORDINARIO SONO STATE FATTE CON IL CRITERIO DELLE CODE DICHIARATE ILLEGITTIME CON NOTE SENTENZE”

“NESSUNO CONOSCE LA PROCEDURA DELL’ALGORITMO”

“LE GRADUATORIE NAZIONALI DELLE ASSUNZIONI NON SONO MAI STATE PUBBLICATE”

“QUANDO L’INGIUSTIZIA DIVENTA LEGGE LA RESISTENZA DIVENTA DOVERE”

Un coro ormai unico chiede misure urgenti come la rimozione del blocco triennale sui contratti che in queste ore si stanno siglando e che li vedrà prendere servizio dal 1° settembre, blocco che potrebbe ritardare il loro rientro anche dinanzi ad eventuali misure adottate con urgenza; la riduzione del numero di allievi per classe; l’estensione dell’orario scolastico al tempo pieno, come nelle strutture scolastiche del nord Italia; la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto. Queste misure potrebbero risolvere la totalità o quasi dei problemi legati all’esodo per la mobilità, generati dalla legge 107.

A queste suggeriscono, come soluzione temporanea per arginare da subito un esodo senza precedenti, la possibilità di una loro utilizzazione nelle assegnazioni provvisorie, anche sull’elevato numero di posti disponibili per il sostegno, seppure senza il titolo richiesto, in subordine ai colleghi possessori del titolo. Questo consentirebbe a molti di loro di restare in Sicilia, già dall’anno scolastico che si sta per aprire.

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