CATANIA. “Un paese non deve vergognarsi di raccontare ciò che accade, un paese deve vergognarsi di non farlo”. Il leitmotiv di questa terribile storia, del dolore di una famiglia si potrebbe riassumere in queste parole. Parole dure, opacizzate dalle lacrime che rigano gli occhi, di rabbia e di disperazione. Perché si aggiunge amarezza all’amarezza, e le tapparelle serrate di un quartiere pedemontano sembrano esserne la prova. Lunedì scorso  il cuore straziato di una madre, di una sorella, e di due fratelli,hanno celebrato il secondo anniversario della morte della piccola Laura Russo, uccisa per mano del padre in una calda notte d’estate, per punire la crisi matrimoniale di cui lui stesso era causa. Per ricordare la bambina, la famiglia, insieme all’associazione puntese Dragonesi Senza Frontiere, hanno dato vita ad una fiaccolata culminata in un momento di preghiera al Santuario della Ravanusa. Il corteo, partito dalla piazza centrale del paese,ha attraversato le vie principali di San Giovanni La Punta: momenti di grande commozione durante la sosta davanti l’abitazione in cui la povera Laura è stata barbaramente strappata alla vita. Accanto alla signora Giovanna Zizzo, madre della Russo, anche Vera Squatrito, anch’essa genitrice di una vittima del femminicidio, Giordana Di Stefano. Le donne da tempo, lottano con l’ausilio di una petizione on line, per ottenere l’ergastolo per chi si commette crimini ai danni delle donne. Fin qui, il malinconico racconto, di una triste e inconsolabile ricorrenza. Non fosse però per le polemiche, che sono seguite sussurrate ma rabbiose, dopo la manifestazione autorizzata dal Comune. Nessun esponente istituzionale, nessun messaggio di sostegno ne un mazzo di fiori dalle alte cariche. Non un sibilo, ne un gesto rappresentativo. Mentre via della Regione si riempiva di lacrime e fiaccole, in molti si sono chiesti dove fossero tutti coloro che abbandonati i saloni del potere avevano sfilato davanti le telecamere nei giorni dei funerali e del vortice mediatico? Dov’erano coloro che sorretti dal tricolore avevano promesso sostegno morale e giuridico? Evanescenti figure mediatiche, si sono spente con la luce dei riflettori? Soffre la mamma di laura, di un dolore che si acutizza e non lascia scampo. Macchiato dall’omertà di un paese silenzioso e assente, da una politica troppo occupata a far altro, e dagli inciuci di quartiere che velatamente cercano giustificazioni assurde per un omicidio che giustificazioni non vuole. E così, quella che doveva essere una commemorazione intrisa di solidarietà, è stato sporcato dalle malelingue e dalle lingue assenti, da chi si gira dall’altro lato, da chi dice: sono affari di famiglia… E allora una riflessione nasce spontanea, che società è quella che cerca spasmodicamente nel carnefice una vittima, e che volta le spalle a chi soffre veramente? Ovunque si parla di lotta al femminicidio. Una parola per molti inventata per poterne parlare nei salotti della tv. Che società è, quella in cui ci si fa belli attraverso frasi lasciate su un social network, se poi, invece di scendere in battaglia chiudiamo le tapparelle?

N.C.

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