Carmelinda Comandatore

Capita di viaggiare pur non muovendosi di un millimetro. È la storia di Hind, una giovane badante straniera, protagonista dedavide vigore La Viaggiatrice MOstra del Cinema di Venezia Daniele CiprìLa Viaggiatrice”, l’ultimo film del regista ennese Davide Vigore, in concorso alla 73sima edizione della Mostra del Cinema di Venezia per il Premio Migrarti, nella sezione cortometraggi, che sarà proiettato il 4 settembre in anteprima nazionale. Dopo il successo ottenuto con “Fuorigioco”, per il quale il regista siciliano sarà premiato il prossimo 28 agosto in occasione della X edizione del premio nazionale di giornalismo, saggistica e letteratura “Più a sud di Tunisi”, e “La Compagna solitudine”, in concorso come Miglior Film alla IX edizione dello Sciacca Film Fest, Vigore conquista anche Venezia con un cortometraggio fortemente introspettivo, in cui l’immaginazione riesce a dominare uno spazio angusto, come quello della casa in cui vivono un’anziana donna e la sua giovane badante, che giorno dopo giorno, senza rendersene conto, perde la sua giovinezza nella routine che è costretta a vivere.

Il soggetto e la sceneggiatura del film, prodotto dall’associazione “Don Bosco 2000” e dalla casa di produzione Amira 3, con il contributo del Mibact, sono stati scritti dallo stesso Daniele Vigore, mentre le musiche sono di Silvia La Porta. Direttore della Fotografia il pluripremiato Daniele Ciprì.

DAVIDEDavide, come nasce l’idea del film e la scelta del titolo?

«Mi sono chiesto se fosse possibile rubare la giovinezza ad una ragazza e da questa riflessione è partita l’idea di farne un film. Da eventi realmente accaduti ho tratto degli spunti per costruire la storia e i personaggi. Le protagoniste femminili hanno molti aspetti di donne che ho conosciuto e le cui storie mi sono rimaste impresse. I titoli che scelgo per i miei film devono essere la sintesi di ciò che voglio raccontare, ma allo stesso tempo anche l’opposto. La “viaggiatrice” è la condizione di vita di Hind, che viaggia solo con la mente».

Chi è la viaggiatrice?

«È Eurydice El-Etr, un’attrice francese di origini arabe, che ho scelto attraverso una foto. Mi ha colpito immediatamente la sua aria da fanciulla, il suo sorriso delicato, che ricorda molto la Gelsomina, protagonista de “La strada” di Fellini».

Anche la co-protagonista è un volto già conosciuto.

«Si, lei è Serena Barone, che ha recitato in Baaria e che interpreta il ruolo di un’anziana signora, che cercherà di riportare Hind nella realtà e farle capire l’importanza del vivere appieno la giovinezza. Nel cast anche Ada Totaro e Lorenza Denaro».

Perché ha scelto di girare il corto interamente a Enna?

«Anche se dalle immagini non si evince che le riprese sono state realizzate a Enna, perché quasi tutta la storia si svolge all’internoLA VIAGGIATRICE ANZIANA SERENA BONURA di una casa, ho scelto di girare lì perché per me era un’occasione per tornare nella mia città di origine, dopo aver lavorato molto tra Roma e Palermo».

Da Enna a Venezia.

«Sono molto contento ed emozionato. Devo ancora metabolizzare la notizia della partecipazione ad un festival prestigioso come quello della Mostra del Cinema di Venezia. Sarà sicuramente un’occasione importante di confronto con grandi registi, come il presidente di giuria Ferzan Özpetek».

Venezia ma non solo. In questi giorni il suo film “La Compagna solitudine”, dopo il riconoscimento ottenuto al Bellaria Film Festival, è in concorso alla IX edizione dello Sciacca Film Fest.

«Sono davvero soddisfatto, soprattutto perché è stato un progetto abbastanza complicato da realizzare. Si tratta per me del primo film girato fuori dalla Sicilia e che ha per protagonista un personaggio non facilmente classificabile, che vive del suo passato, LA COMPAGNA SOLITUDINEcondizione quest’ultima che abbiamo cercato di tradurre, dal punto di vista narrativo, in maniera non proprio esplicita. La solitudine è una caratteristica che lega un po’ tutti i miei personaggi, che in contesti diversi si trovano a vivere nel passato o nel futuro, e sentirsi soli pur essendo circondati, nella realtà, da moltissima gente, che è solo di “compagnia”. Ne “La Viaggiatrice”, invece, sarà l’immaginazione a far compagnia alla solitudine della protagonista».

Tra pochi giorni riceverà il premio nazionale “Più a sud di Tunisi” per la scrittura cinematografica. Quali sono le sue fonti di ispirazione?

«Amo molto gli sceneggiatori o i registi che trattano i personaggi più che le storie, da Fellini, a Sorrentino e Garrone. Mi sento sicuramente vicino a loro nelle intenzioni».

Il direttore della fotografia è Daniele Ciprì, già vincitore del David di Donatello e del Nastro d’Argento. Com’è nata la vostra collaborazione?

«Ci siamo conosciuti durante una manifestazione culturale. In seguito lui vide il mio documentario “Fuorigioco” e ne rimase entusiasta a tal punto da volerlo presentare a Palermo. La collaborazione con lui è nata grazie ad una promessa che gli ho strappato, scherzosamente, proprio in quell’occasione: sarebbe stato il direttore della Fotografia del mio prossimo film, e così è stato».

Lei racconta spesso di personaggi che vivono in solitudine. Le somigliano in qualche modo?

«Sicuramente i miei personaggi hanno qualcosa di mio: metto in gioco i miei sogni, ma anche le mie paure, per cui può succedereFUORIGIOCO che ci sia una sorta di identificazione quando ci sono pagine della mia vita che hanno una sceneggiatura interessante. Nel momento in cui però racconto fatti o situazioni che mi hanno riguardato da vicino, mi accade di rivivere quei momenti da una prospettiva nuova, in maniera distaccata, perché nel frattempo cambio io e cambiano le condizioni che mi circondano. Per il resto prendo a piene mani dalla vita delle persone che mi circondano».

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