Katya Maugeri

I libri sono mondi all’interno dei quali i ragazzi trovano rifugio, divertimento e grandi lezioni di vita, esattamente come in un campo di calcio: regole da rispettare, errori da comprendere ed evitare. Stimare il proprio avversario, diventare complice del proprio compagno di squadra. Educare i ragazzi al gioco senza mai escludere o rendere persino in contrasto un elemento così importante quale la lettura. In un’epoca in un cui l’eccesso di tecnologia sta rallentando il desiderio di confrontarsi, di accrescere il proprio bagaglio culturale, Decathlon, la catena di negozi per sportivi, decide di divulgare una campagna pubblicitaria a dir poco fuori luogo: #LoFaccioPerché in campo non servono i libri.
001___Dall’immagine pubblicata da un utente di Twitter, è partita inevitabilmente una bufera di indignazione da parte dei social network. La risposta dell’azienda è sconcertante: “Lo sport, soprattutto da bambini, è spensieratezza”. Creare un varco tra cultura e sport quasi fossero due mondi lontani, nemici, due scelte contrapposte è irresponsabile. Sarebbe stato educativo, piuttosto denunciare la quantità di tempo che i ragazzini usano per dedicarsi ai videogiochi, a catturare animaletti virtuali per le strade della città, e magari invitarli a dedicarsi allo sport invece di spegnere il proprio creativo in attività sterili. Andrebbero divulgate campagne di sinergia tra sport e cultura, come si è arrivati a una scelta di marketing così aberrante? Cosa avranno pensato gli “esperti”? Che i ragazzi dai 9 ai 14 anni trovano noioso un libro – perché saturi dagli insegnamenti scolastici – quindi la soluzione è associare il campo di calcio a un’evasione lontana dagli obblighi giornalieri? I ragazzi che presteranno attenzione a questa ridicola trovata pubblicitaria si sentiranno in dovere di credere che la lettura in fondo è solo una perdita di tempo, meglio essere spensierati, meglio dedicarsi al calcio, non implica nessuna fatica mentale, nessuna concentrazione, è solo un gioco.
«Ho cominciato ad appassionarmi di sport leggendo e scrivendo, articoli e libri. Ho imparato che lo sport è sacrificio e passione, è successo e sconfitta prima leggendo e poi praticandolo. Ho imparato che lo sport è rispettare l’avversario più nella sconfitta che nella vittoria, è scuola di vita. Non credo che sia stata particolarmente intelligente la campagna pubblicitaria di Decathlon. Io, nel borsone sportivo di mio figlio, metterei un libro, oltre alle scarpette e all’accappatoio, perché chi legge un libro vince sempre, mentre nello sport quasi sempre c’è qualcuno che perde e non sempre sa accettare la sconfitta», dichiara il nostro direttore Daniele Lo Porto.

leggoContinuiamo a costruire muri e non ponti. I libri sono un bene prezioso, come lo è la cultura al giorno d’oggi, come lo è lo sport che attraverso la disciplina insegna a lottare, ad accettare anche le sconfitte, entrambi esempi e maestri di vita. Se non riusciamo a creare sinergia tra le risorse dalle quali possiamo attingere, abbiamo già perso, in partenza, la partita più importante della nostra vita: quella contro l’ignoranza che genera sottomissione e un popolo che non riesce a reagire contro ogni sopruso.

 

Noi di Sicilia Journal siamo pronti a organizzare incontri sui libri sportivi nella sede di Decathlon a Catania.

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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