AGRIGENTO – Incontriamo Liliana Randi e Angelo D’agosta, protagonisti di “PHAEDRA” (di Alberto Bassetti, regia di Giovanni Anfuso), durante un momento di pausa, nel bel mezzo del tour estivo di questo spettacolo baciato dal successo. Sono davvero stanchi, perché rientrati a notte fonda dopo le bellissime repliche, della stessa “Phaedra”, a Segesta e alle Valle dei Templi di Agrigento e, nonostante la stanchezza, la chiacchierata si accende subito con la passionalità di chi non riesce a guardare al teatro come mestiere, semmai, come vocazione.

“È sempre una sfida – esordisce Liliana-Phaedra –  interpretare un nuovo personaggio, capirne le motivazioni più profonde, prestargli corpo, voce, sentimenti. Con questa spettacolo la scommessa è doppia. Perché è un testo nuovo, mai rappresentato, e perché è stato scritto appositamente, da Bassetti, per me e D’Agosta. Una rilettura del mito di Fedra, in cui i personaggi monolitici e bidimensionali della tragedia classica sono stati radiografati, riletti e resi più moderni, veri, attuali. Di conseguenza risulta più facile, al pubblico, riconoscersi in loro, nei loro modi, problemi, dimensioni…e il tono da tragico si fa quasi commedia per poi sfociare nel dramma.

“Ha ragione Liliana –  aggiunge D’Agosta – : lavorare su un personaggio così complesso, così sfaccettato è davvero una bellissima sfida. Una sfida che nasconde numerose insidie, specialmente per un attore giovane come me. Questo personaggio, Ippolito, non è mai come sembra…piuttosto è come diviene…è in costante evolversi…non fai in tempo ad afferrarlo! Per questo è un personaggio difficile, impegnativo, travolto da un vortice di sentimenti che guida la storia fino al tragico epilogo. A questo si aggiunga che siamo stati diretti da Giovanni Anfuso: un regista “scientifico” e “poetico” allo stesso tempo”.

“Non è la prima volta –  subentra Randi –  che mi trovo a lavorare con Giovanni, eppure ogni volta mi sorprende. Si parte insieme per un viaggio e non sai mai dove arriverai…sai per certo che il tutto sarà creativo, stimolante, molto faticoso, affascinante e mai banale. Insomma con Anfuso alla regia il risultato è sempre imprevedibile”.

“Conosco Anfuso e lavoro con lui – prosegue D’Agosta –  da un bel po’ di tempo. Con lui ho fatto tutto: l’attore, l’aiuto, sia in prosa che in lirica, il vice direttore artistico per il festival di I-Art. Lo reputo un maestro, per questo è stato facile capirsi ed operare. Così come davvero speciale è stato trovarsi di fronte ad un testo di Bassetti. Ho sempre apprezzato l’eleganza e l’intelligenza della sua scrittura, oltre che la raffinatezza del suo tratto. Leggere il testo e interpretare il personaggio che, su indicazioni di Giovanni, mi ha cucito addosso è stato senz’altro una grande gratificazione professionale. È stato bello conoscerlo a Segesta e vederlo soddisfatto del mio lavoro”.

 “Si –  interviene  Randi –  quello che abbiamo chiesto a Bassetti è stata una manifattura sartoriale…insomma scrivere su misura: per me e per D’Agosta. Credo che in questo, Bassetti sia stato molto aiutato dalla presenza di Anfuso. I due si sono intesi immediatamente, ed in un certo senso hanno ripristinato l’antica tradizione del drammaturgo che scriveva sugli attori in collaborazione col regista (come avveniva ai tempi di Shakespeare o di Pirandello). Da questa sinergia è nato uno spettacolo viscerale, sfaccettato, umano, dolorosamente vero: la rappresentazione di due anime sole e fragili. A questo si aggiunga la gioia di lavorare con Angelo, che è stato davvero una scoperta. Lo conosco da tempo ma è la prima volta che mi ritrovo a condividere il palco con lui. Mi piace molto perché riesce a far vivere le contraddizioni e i ripensamenti di Ippolito, con grande forza e verità, ed ogni sera, in scena, c’è uno scambio reciproco di vibrazioni, carica ed emozioni. E agli applausi ci ritroviamo a stringerci forte la mano”.

“È vero –  aggiunge D’Agosta –  avere a fianco un’attrice come Liliana Randi, umile ed esperta, aiuta molto, anche se ti costringe a non mollare mai. Un’attrice che con la sua esperienza, con la sua professionalità ti sostiene e ti spinge a dare il massimo. Sempre generosa nel darmi consigli e indicazioni. Siamo riusciti a creare una bella squadra: forte, complice ed affiatata. Perché, sia chiaro, a teatro si vince tutti insieme! Guai se non fosse così, di fronte a personaggi simili… d’altronde Ippolito è un personaggio molto moderno e attuale. A differenza di quello di Seneca, questo Ippolito è un ragazzo incompiuto che non si conosce ancora. Schiacciato dalla figura del padre, ricorda un po’ i giovani rampolli di famiglie importanti che soffrono il peso del proprio nome”.

“Sono d’accordo – interviene  Randi –  anche Phaedra, la nostra Phaedra, è una donna assolutamente moderna. E continua: Si può impazzire per amore? Sì, si può e si può arrivare anche a morirne! È ciò che accade a Phaedra, la nostra Phaedra, ed è ciò che accade a me che la interpreto sul palcoscenico, entrando ogni sera, sempre più, nel personaggio, dimenticando me stessa, “facendomi” lei, incarnando le sue emozioni, vivendo la sua vita, ed impazzendo ogni sera per amore! Perché davvero d’amore si può anche impazzire e morire, come dimostra, purtroppo, la cronaca quotidiana. In fondo la nostra “Phaedra” è una immortale storia d’amore.

Angelo e Liliana si affrettano a salutarmi, entusiasti e carichi, per correre alle prossime repliche di questo tour estivo che si chiuderà a Catania, presso la corte del Castello Ursino, sabato prossimo,  alle 21.15.  O forse chissà, magari il regista li ha convocati per un’altra sessione di prove…inguaribile ed infaticabile perfezionista.

P.P.L.

 

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