Carmelinda Comandatore

 

Donatella Finocchiaro

Donatella Finocchiaro

SCIACCA – “Racconti modellati nella creta, storie di coraggio e rassegnazione, di fughe e ritorni, storie d’amore. Cosi di fimmini, cose di donne”. Questo il filo conduttore del film Tà gynaikeia. Cose di donne, vincitore del Premio Archeoblogger della XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, in concorso alla IX edizione dello Sciacca Film Fest. Un documentario che guarda all’universo femminile, ma con uno sguardo innovativo al passato, attraverso i racconti della scrittrice Simonetta Agnello Hornby, dell’enologa Arianna Occhipinti, dell’attrice Donatella Finocchiaro, della fotografa Letizia Battaglia e della giovane archeologa gelese Angela Catania. Un progetto impegnativo, durato tre anni e prodotto dalla Fine Art Produzioni Srl di Augusta in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Catania, e che sarà proiettato questa sera, alle ore 22:30, presso la Sala degli Archi del complesso della Badia Grande. Ne parliamo con il regista, Lorenzo Daniele, che è anche autore dei testi insieme all’archeologa Alessandra Cilio.

Lorenzo, quali sono le “cose di donne” che si raccontano in Tà Gynaikeia?

«Tutte quelle attività che, dalla Preistoria ai giorni nostri, hanno sempre coinvolto intimamente la sfera femminile e che costituiscono il mondo delle donne: la famiglia, i figli, e quindi gli affetti, ma anche la religione, il lavoro, l’ostinazione nel credere fortemente in quello che si fa, sempre».

LORENZO DANIELE COSE DI DONNE

Lorenzo Daniele

Cosa lega le protagoniste tra loro?

«Il fatto di essere donne. E quello di essere siciliane. Che si tratti di volti noti al pubblico o meno, il rapporto che ciascuna di esse ha costruito con i suoi luoghi d’origine è esclusivo e personale. Sono storie soggettive, le loro, e come tali uniche e irripetibili. Storie personali, diverse l’una dall’altra, rivolte ora al passato, ora al futuro. Eppure, questi frammenti insieme, costruiscono un unico racconto, che porta con sé un’eredità comune, quella dell’essere femmine in Sicilia, un luogo che, nel suo concedersi e negarsi, nella sua capacità di nutrire e allevare, nel suo essere amabile e odiosa al tempo stesso, mostra una natura tutta femminile».

In occasione della “Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico”, il film è stato presentato nella sezione “Archeologia & Etnografia”. In che modo l’approccio scientifico si sposa con la narrazione?

Simonetta Agnello Horby

Simonetta Agnello Hornby

«L’archeologia, come disciplina scientifica, è in grado di restituire una serie di informazioni fondamentali nel processo di ricostruzione della storia dell’uomo. Informazioni importantissime, eppure spesso difficilmente accessibili alla società, per la loro intrinseca complessità, ma anche perché spesso veicolate attraverso un linguaggio specifico e intriso di tecnicismi. Al contrario il film, per la stretta relazione tra parola raccontata e immagini in movimento, possiede una sua intrinseca chiarezza. Non solo. Oltre ad informare e a raccontare, un film è in grado anche di coinvolgere ed emozionare. La Storia, in fondo, non fa che ripetersi, e molto spesso ciò che cogliamo del presente non è che un riflesso del nostro stesso passato. Per questo ci è sembrato utile, nella realizzazione di “Tà gynaikeia. Cose di donne” abbinare, al racconto dei tanti reperti antichi relativi al mondo femminile siciliano (‘tà gynaikeia’, per l’appunto), la testimonianza viva e presente di sei donne contemporanee, diverse tra loro eppure così simili, nella loro matrice comune, quella femminile: quelle ‘cose di donne’ che costituiscono il sottotitolo del nostro documentario».

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi