Marco Iacona –

 

2 dicembre 1944: è un giorno difficile. Come l’Italia: triste. A Villalvernia e a Tortona gli alleati hanno bombardato i luoghi vicini alla ferrovia, causando più di cento morti fra i civili. Bologna, Faenza e Monte Grande occupano le prime pagine dei giornali. Sulla «linea gotica» è in gioco il futuro di migliaia di cittadini di un Occidente depresso. È l’ultimo inverno di guerra. Ma anche l’ultimo giorno per Filippo Tommaso Marinetti, che muore a Bellagio sul lago di Como per un attacco di cuore. Non è una morte improvvisa: Filippo Tomaso – così lo chiama Ezra Pound – ha quasi sessantotto anni, ma il fisico ne dimostra dieci di più. Il protagonista indiscusso del XX secolo è malato da tempo. Da quel giorno sono passati settant’anni esatti.

Su «la Stampa», trentacinque righe ne riassumeranno le gesta. «È morto questa notte nella nostra città, assistito dai suoi famigliari, l’Accademico d’Italia Filippo Tommaso Marinetti. Nato in Alessandria d’Egitto il 22 dicembre 1876 da padre piemontese, Enrico, e da madre milanese, Marinetti aveva fatto i primi studi ad Alessandria stessa; successivamente ottenuto a Parigi il baccellierato, si laureava a Genova. Dal suo primo poemetto in versi liberi all’ultimo manifesto futurista, tutta la sua attività fu di piena avanguardia e a questo suo modo di vita intonò sempre il suo orientamento spirituale. Combattente durante la Grande Guerra, Marinetti partecipò alla guerra per l’Impero e come era stato tra i primi a stringersi intorno a Mussolini nella ore della vigilia, fu tra i primi intorno a lui dopo l’8 settembre. Aveva creato il movimento futurista con un manifesto pubblicato dal “Figaro” nel 1909. Dal 18 marzo 1929 faceva parte dell’Accademia d’Italia per la classe delle lettere». Tutto qui. Semplice, troppo poco per il padre delle avanguardie: per chi col suo Quarto d’ora di poesia della X Mas suggerisce a Pound i versi che Claudia Salaris riporta alla fine di Marinetti. Arte e vita futurista (Editori riuniti): una delle più importanti biografie del papà del futurismo. «Ma ti darò posto nel Canto, ti darò la parola, a te; / Ma se vuoi ancora combattere, va; piglia qualche giovinotto […] Per dare all’Italia ancor’un eroe fra tanti; / Così puoi rinascere, così diventare pantera; / Così puoi conoscere la bi-nascita, e morir una seconda volta, / Non morir viejo a letto».

Inaccostabili i versi di Pound a una realtà che non è quella degli anni Dieci: quando Marinetti è Marinetti. E vuol rifondare la società. Un anno prima di morire l’accademico d’Italia si è trasferito con la famiglia a Venezia per sottrarsi ai bombardamenti. Si tiene lontano da una guerra che non è più la sua guerra nonostante sia andato volontario in Russia. Guerra e Venezia (contrò la quale tuonò dal 1910), ovvero: lotta e arte. Sintesi perfetta della vita di Emilio: uno dei nomi ufficiali di Filippo Tommaso, schizzata via a suo dire col preannuncio dei venti del Sahara.

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