di Carlo Barbieri

Non dimenticherò mai la chiacchierata con un uomo di colore, un simpaticone, neanche un vero abusivo: in realtà valvassino di un abusivo, ramo ortofrutticolo. Era utilizzato come guardia notturna dal padrone di una enorme bancarella abusiva di frutta e verdura installata da anni ai margini di una trafficatissima rotonda di Palermo, proprio sulla sede stradale. Evidentemente all’abusivo-padrone costava meno mantenere il sottoabusivo-immigrato che sgombrare la merce e chiudere il “negozio” ogni sera per poi risistemare e riaprire la mattina.

– Da dove vieni?

– Ghana.

– E come sei arrivato a Palermo?

– Prima Svizzera, mammamia. Non potere vivere, troppi troppi controlli. Dopo quindici giorni andato in Francia. Stessa cosa ugualeuguale. Dopo due mesi venuto a Palermo. Qui no problemi. Non me ne vado più.

Capito? Là ci sono le regole. Qua in realtà ci sarebbero ma il nostro Ghanese non se ne è neanche accorto – e qui si potrebbe commentare che si è semplicemente integrato benissimo, visto che le regole sono ignorate anche dalla maggior parte dei palermitani.

Ma com’è che gli abusivi a Palermo (ma leggi anche Catania, Messina e via abusiveggiando) hanno vita così facile?

Mah. Secondo le solite malelingue, ci sarebbe un tacito accordo fra le forze dell’ordine per tollerare lo stato di fatto, una sorta di realpolitik volta ad evitare che questo popolo di abusivi – soprattutto i nostrani, che fino adesso pare siano i più pericolosi, in futuro vedremo – delinqua in modo più serio.

Io, che non sono una malalingua, mi limito a registrare che nel giro di 24 ore da quella rotonda passano centinaia di volte auto dei Carabinieri, della Polizia di Stato e dei Vigili Urbani. Ma pure di magistrati e personaggi vari che gestiscono la cosa pubblica e che da quelle parti hanno spesso case e ville.

O sono ciechi (ma se lo fossero, non vedrebbero neanche la rotonda e prima o poi finirebbero sulla frutta e verdura) o commettono omissione di atti d’ufficio o come diavolo si chiama quel reato che commette chi dovrebbe tutelare la legge e non lo fa, oppure sono stati pregati (o gli hanno fatto capire) di non fare nulla, esattamente come sostengono le malelingue. Non mi pare ci sia una quarta possibilità.

Il dIlemma è: la giustizia è davvero cieca o chiude un occhio?

A proposito dell'autore

Carlo Barbieri è nato nel 1946 a Palermo. Si autodefinisce un chimico arrugginito e un marketer pentito prestato alla letteratura. Nella sua “prima vita” è stato manager in una multinazionale chimica americana ed è visssuto a Palermo, Catania, Teheran, Il Cairo. Adesso scrive racconti e gialli e risiede a Roma; Carlo Barbieri è titolare di rubriche su “Sicilia Journal” e “Malgradotutto”, e collabora con Ultima Voce e Fatti Italiani

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