“Acciaierie di Sicilia”, storica azienda siderurgica del territorio catanese, rischia di chiudere e di mandare a casa i suoi 400 lavoratori. Acciaierie produce e vende oramai solo il 50% delle produzioni rispetto agli anni precedenti la crisi, complici anche il mercato del rottame che in Sicilia è in piena deregulation poiché ignora le direttive europee di settore, e il costo dell’energia elettrica che nell’Isola è molto più alto delle altre regioni italiane in cui operano le aziende siderurgiche.
Dallo scorso luglio Fim, Fiom e Uilm di Catania e i lavoratori di Acciaierie, protestano chiedendo alla Regione di intervenire in fretta; lo scorso settembre, nel corso di una riunione con il prefetto di Catania, l’assessore regionale Vancheri si era impegnata a costituire una commissione che nell’arco di un mese avrebbe elaborato un regolamento regionale sul rottame, secondo le direttive europee.
L’assessore si era inoltre impegnata a contattare l’Agenzia nazionale per l’Energia, affinchè venisse avviato l’esame del costo energetico in Sicilia.
Ma a distanza di mesi il regolamento non è stato ancora elaborato, e l’ultima riunione è saltata proprio per l’assenza della Vancheri.
Le segreterie di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil di Catania ritengono che Acciaierie, “grazie alla posizione al centro del Mediterraneo e al fatto di possedere l’unico forno elettrico sul mare, possa ancora accrescere occupazione e produttività.
Per questo la Regione dovrà risolvere in fretta le storture che accrescono i costi dell’azienda e la mettono nella condizione di “rischio chiusura”.

Scrivi