ACI CASTELLO – “Stessa spiaggia, stesso mare”: anche quest’anno i cittadini e i turisti di Aci Castello dovranno fare i conti con acqua sporca e inquinata, proveniente direttamente dal depuratore, che scarica i liquami in mare.

Insomma: materassini, bambini, le foto dei turisti, e la puzza dello scarico: cosa si può volere di più? La storia va avanti da quasi venti anni, ed è parecchio lontana da un epilogo: anche se la soluzione – per così dire – è stata individuata. Si tratta del progetto che collegherà il depuratore acese a quello della città di Catania, risolvendo così il “problema inquinamento” delle aree balneari del Castello, ma creando disagi in altre zone.

“Il progetto per il collettore è in una fase che in molti sconoscono, compresa la Regione”, spiega Salvo Danubio, assessore all’ecologia del Comune di Aci Castello. “E’ una situazione strana: abbiamo tutto pronto e attendiamo solo l’autorizzazione del governo regionale – ha aggiunto – . Noi, per adesso, non possiamo fare più nulla”. Nelle scorse settimane, infatti, è stato eseguito anche l’ultimo sopralluogo dei tecnici, e il progetto è pronto a partire. Salvo casi eccezionali, si sa.

“Purtroppo l’iter ha subito un rallentamento negli scorsi anni, anche a causa di un ricorso della ditta appaltatrice e della volontà degli altri comuni di allacciarsi al collettore – ha proseguito Danubio – : posso, però, affermare con certezza che l’acqua di Aci Castello non è inquinata”, ha spiegato.

Non è dello stesso avviso, però, il presidente di Legambiente Catania, Renato De Pietro: “Dubito fortemente che l’acqua del mare di Aci Castello non sia inquinata: basta andare lì per rendersene conto”, ha risposto. “Il progetto per il collettore rischia di spostare il problema, e non di risolverlo: i reflui trasferiti al depuratore di Catania verranno, infatti, smaltiti nell’Oasi del Simeto, aumentando il livello d’inquinamento della zona”, ha dichiarato.

“Purtroppo, anche attraverso altre misure come i condotti sottomarini, non si arriverà mai ad una soluzione definitiva al problema: certo, il danno è enorme. Rischiamo di fare una figuraccia non solo a livello regionale”, ha aggiunto. Tutto ciò, insomma, a causa di una cattiva gestione dei governi precedenti che non hanno mai davvero affrontato il problema: “Speriamo che in futuro la situazione migliori – ha aggiunto De Pietro – : si spendono così tanti soldi per servizi che non funzionano, perché per queste cose no? Qui non si parla solo di danni ambientali, ma anche di pericoli per i cittadini e per i turisti: cosa serve di più?”

Duro l’attacco del Sicet (Sindacato Inquilini Casa e Territorio) di Catania, che negli scorsi giorni ha inviato una lettera di denuncia alla Regione: “Riceviamo numerose segnalazioni provenienti dai nostri associati e dai numerosi operatori turistici che operano nella zona delle Aci e abbiamo voluto evidenziare alle istituzioni regionali che, nonostante i numerosi proclami reiterati negli anni, un’altra stagione estiva sarà segnata ancora dallo scempio dello scarico diretto in mare dei reflui fognari acesi”, dichiara Carlo D’Alessandro, segretario generale del Sicet Cisl di Catania.

“Inutilmente, tanto gli operatori turistici quanto le numerose famiglie che risiedono o passano le proprie vacanze della terra dei Malavoglia, hanno sperato che l’estate 2015 potesse essere trascorsa senza dover patire il disgustoso spettacolo che oggi offre l’altrimenti splendida costa di Aci Castello. Uno spettacolo che offende la vista, l’olfatto e l’intelligenza umana”, ha aggiunto.

“Come spiegare a un turista tedesco che i legittimi interessi di un’intera comunità possono essere pregiudicati, sviliti e violentati dagli interessi economici di una singola impresa, senza che qualcuno sembra possa farci nulla? – continua – Come spiegare che da oltre otto anni la riserva marina istituita per salvaguardare l’incantevole fauna e flora presente possa continuare ad essere svilita, pregiudicata ed annientata dall’inverosimile quantità di reflui fognari che giornalmente si riversano in mare, senza che alcuna autorità possa farci nulla? E come spiegare che la Sicilia, terra che si afferma essere a forte vocazione turistica, non è in grado di risolvere un così grave problema neppure in un arco temporale di otto anni? Al suo rientro l’unica cosa che gli importerà, e che non mancherà di raccontare al suo rientro in patria, sarà che del bel mare al suo cospetto non avrà potuto fruire in alcun modo, perché nero, olezzante e indegno anche del più misero Paese del Terzo mondo”, afferma duramente.

“Chi risponderà di tutto questo? – conclude D’Alessandro – Chi dovrà assumersi la responsabilità dell’incapacità degli organi preposti a dare risposte alle esigenze dei cittadini? La nostra organizzazione sindacale si riserva ogni iniziativa affinché il depuratore di Aci Castello non divenga l’ennesima incompiuta e non finisca nell’ormai pieno armadio delle cose dimenticate”, ha concluso. Uno scenario cupo, turpe come l’acqua dei reflui, in attesa di una firma. E in Sicilia, si sa, è sempre la parte più difficile.

Antonio Torrisi

 

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