Riceviamo e pubblichiamo la replica del sindaco Filippo Drago  alla lettera della signora Anna Finocchiaro, riportata di seguito.

ACI CASTELLO – Ringrazio la signora Anna Finocchiaro che, con la sua lettera pubblicata in questa spettabile testata, mi da la possibilità da queste colonne di poter illustrare quale è l’esatta visione di turismo che il sottoscritto e la squadra che governa il nostro Comune hanno. Sulla bellezza dei nostri luoghi l’autrice della nota non può che trovarmi d’accordo perché viviamo in un posto che Dio ha voluto meraviglioso. Proprio per questo lavoriamo quotidianamente affinché queste meraviglie possano essere preservate.

Pensiamo infatti che Aci Castello meriti un turismo votato meno allo svago e alla vita notturna, ma più alla cultura ed alla selezione. Non quindi una proposta turistica da quattro mesi l’anno, esclusivamente riservata agli avventori della porta accanto ed ai turisti mordi e fuggi, ma invece una concreta pianificazione della strategia turistica che mira in particolare alla destagionalizzazione. E’ questo quello che ci indicano da sempre la peculiare posizione geografica e la struttura dei nostri borghi, è questo quello che il territorio stesso necessità per raccontarsi ed essere davvero apprezzato e rispettato.

Perché Aci Castello è un paese residenziale che può benissimo fare un turismo di eccellenza. E per far ciò ha bisogno prima di tutto di fondarsi su aspetti fondamentali come il decoro, l’ordine, la sicurezza e la quiete di chi vive nella nostra comunità. Ritengo quindi che prima di giungere ad una qualsiasi conclusione, che non trova fondamento nella realtà poiché lo può trovare solo nelle proprie idee e nei propri sogni, non ci stupiamo affatto se qualcuno che magari ha la fortuna di vivere affacciandosi sulle nostre suggestive piazze reclama il rispetto delle regole.

Tutto ciò ci sembra alquanto logico ed in linea con il principio che ispira la nostra azione di governo, ovvero quel rispetto delle regole che si traduce nell’impegno dei nostri uffici comunali sia in relazione alla corretta applicazione delle leggi che disciplinano i vari iter burocratici per l’apertura di attività commerciali e la concessione di suoli pubblici, che nelle quotidiane attività di controllo per far rispettare le ordinanze vigenti (ad esempio la chiusura negli orari definiti ed il corretto conferimento dei rifiuti) la prevista occupazione del suolo pubblico e la corretta emissione dei fumi.

Crediamo infatti che chiunque mette piede nel Comune di Aci Castello, che sia un visitatore piuttosto che un imprenditore, deve avere assoluto rispetto delle normative, del luogo in cui si trova e di chi ci vive tutto l’anno. E gli addetti che ogni giorno effettuano la giusta attività di verifica, che ringrazio, hanno ben detto che sono “disposizioni dall’alto” ma non solo perché sono anche i cittadini “dal basso” a chiederci continue iniziative a salvaguardia delle nostre frazioni. Per questo ci riteniamo orgogliosi di aver preservato il territorio, da una ulteriore e selvaggia invasione, attraverso un atto amministrativo che ci consente di contingentare il necessariamente rilascio delle licenze di somministrazione per via della conformazione dei nostri centri. Non oserei infatti pensare cosa sarebbe potuto accadere se non avessimo fatto questo perché il Comune, ed in modo rilevante i luoghi della fascia costiera, non possono essere pronti per accogliere un “turismo” diverso.

Infine mi permetto un appunto per dissentire su un concetto espresso dalla signora Finocchiaro in ordine all’assenza di negozi di souvenir, all’apertura del Castello di Aci, ai vari eventi e mercatini che andrebbero organizzati.

Se ad Aci Castello, a differenza di Aci Trezza, nessuno ha mai pensato di aprire un negozio ai piedi dello stesso Castello per la vendita di souvenir non è di certo una colpa da imputare all’amministrazione comunale ma, se mi si può permettere, ad una ormai cronica miopia imprenditoriale. Questo perché il Castello registra circa centomila presenze l’anno, aprendo negli orari più consoni alla visita dei turisti proprio per il genere di struttura e per i servizi che offre e che sono curati da ottimi dipendenti comunali. Quindi è palesemente falso che il maniero è sempre chiuso, chiaramente per ovvie ragioni chiude solo la notte.

In relazione alle manifestazioni, al netto delle sagre e dei mercatini artigianali che credo non siano mancati anche quest’anno, la grave situazione finanziaria in cui versa allo stato attuale l’ente comunale non consente di programmare iniziative che comportano un qualsivoglia impegno economico. Nonostante ciò ci siamo sempre dichiarati disponibili ed aperti ad ascoltare ogni proposta proveniente dai privati, dalle associazioni e, perché no, ci siamo sempre pronti ad ascoltare anche le proposte dei commercianti di piazza Castello in relazione all’organizzazione di eventi garantendo il patrocinio gratuito del Comune.

Concludo questa lunga risposta, con la consapevolezza che lo sfogo della signora sia principalmente dettato da livori derivanti da cause non di certo ascrivibili, in primo luogo, all’azione della nostra amministrazione e da una visione del concetto di turismo che è diametralmente opposto a quello che noi intendiamo per il nostro Comune e soprattutto per il salotto buono di Aci Castello quale è piazza Castello.

Rimango comunque a completa disposizione dell’autrice della missiva in questione e di chiunque altro, commerciante o concittadino che sia, che voglia confrontarsi con noi sullo sviluppo turistico della nostra comunità.

Ringraziando per l’attenzione mostrata alla presente, invio distinti saluti.

Filippo Drago, sindaco di Aci Castello

 

 

 

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ACI CASTELLO – Quando penso alla mia meravigliosa Sicilia la immagino come una moneta a due facce: da un lato una terra bellissima, piena di straordinarie bellezze naturali, di importanti tradizioni culturali, musicali, culinarie, uno spettacolo unico e inimitabile per chi non avendo avuto la fortuna di nascere in questa terra attraversa lo stretto di Messina e comincia a sentire gli odori siciliani; l’altro lato della moneta mostra una terra straziata, logorata, sfruttata, umiliata e snaturata dai suoi stessi abitanti e – quel che è peggio – dai suoi stessi governanti.

Quante volte abbiamo sentito la frase “i siciliani potrebbero vivere solo con il turismo ma non sanno sfruttare le bellezze naturali della loro terra”? Mai frase fu più vera per il paese in provincia di Catania considerato dalle guide turistiche uno dei capolavori della natura. Sto parlando di Acicastello.

Sono una ristoratrice di Acicastello. Quando da visitatrice passeggiavo per piazza Castello ammiravo il paesaggio e pensavo: «Qui ritrovi la voglia di vivere, questo è un miracolo della natura». Sognavo un’attività di ristorazione che facesse apprezzare ai turisti i nostri prodotti unici al mondo, la pizza tanto sdoganata qui doveva diventare arte: farina di alta qualità, olio d’oliva siciliano dop, pomodorini di Pachino, bufala ragusana . Immaginavo di accompagnare tutto ciò con musica, poesia e letteratura siciliana: la nostra cultura più vera, il mondo siciliano a cui sono orgogliosa di appartenere.

Ma l’apertura di un’attività commerciale ristorativa ad Aci Castello è un’impresa titanica e se riesci, nonostante la burocrazia, ci pensano i tuoi vicini di casa ad ostacolarti in tutti i modi. “Il principato di Acicastello” ha una sua costituzione, bisogna ottenere la cittadinanza e conoscere i suoi regolamenti che differiscono dal resto dell’Italia.

Mentre infatti il governo di Roma, i sindacati, i partiti politici di tutte le bandiere continuano a proclamare che bisogna uscire dalla crisi aiutando i commercianti, i piccoli imprenditori, i cittadini che cercano di realizzare qualcosa di buono, qui la direttiva è: ostacoli, barriere e barricate contro chi cerca con il proprio lavoro di portare avanti il commercio sfruttando le bellezze del paese, che per sua natura non può essere considerato solo paese residenziale ma prevalentemente turistico.

La definizione “turistico” non va proprio giù ai castellesi e di conseguenza ai governanti, che pur di ottenere la rielezione danno vita a provvedimenti assurdi ed incomprensibili per una località turistica. Sapevate che Aci Castello è meta di turisti da tutte le parti del mondo? Purtroppo dopo la prima visita decidono di non ritornare più. Perché dovresti tornare o soggiornare in un paese turistico dove non esiste un negozio di souvenir, un’attrazione come il Castello che è quasi sempre chiuso, non una manifestazione, non una fiera dell’artigianato come avviene in tutti i paesi etnei, non un concerto, nessun evento culturale, niente di niente.

Noi poveri ristoratori della piazza siamo da qualche tempo oggetto di continui controlli e relative sanzioni; i piccoli spazi di suolo pubblico concessi sulla piazza sono controllati al centimetro e segnati in giallo come sulla scena di un crimine (dove i cadaveri siamo noi commercianti sempre più in crisi); “Disposizioni dall’alto”, asseriscono i poveri vigili urbani esecutori loro malgrado di direttive assurde; chiusura alle due in punto anche se ci sono 40° gradi e la piazza è ancora piena di gente, multe ai fornitori che scaricano per pochi minuti la merce ai ristoratori.

Mi chiedo: una località così bella, che potrebbe e dovrebbe vivere solo di turismo (comunque limitato a quattro mesi l’anno) e che non ha niente da invidiare a Taormina o alle stupende isole Eolie, continuando con questa politica da qui a qualche anno cosa diventerà? Forse accadrà quello che sperano alcuni cittadini, che lo straniero (me compresa) vada via e che torni l’isolamento e per loro finalmente “la pace”. Faccio appello ai governanti e li invito a riflettere: se tutti noi commercianti andassimo via e con noi la confusione, i turisti, i visitatori occasionali e non, cosa sarebbe del paese? La ricchezza di una terra non è fatta solo dai nativi, dagli anziani osservatori delle infrazioni pronti a denunciare, ma anche dai visitatori, dai bambini che giocano in piazza (perché non hanno un altro posto dove andare) e soprattutto da tutti noi commercianti, artigiani della buona tavola che con il nostro lavoro e nel nostro piccolo facciamo conoscere Aci Castello anche all’estero e pagando le tasse – spazzatura, IMU, suolo pubblico – contribuiamo notevolmente alla ricchezza di questo splendido paese.

Anna Finocchiaro, ristoratrice

 

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