di Alessandro Famà 

Un parcheggio, un autolavaggio e un capannone industriale abbandonato. Erano queste le tre aree adibite da otto contrabbandieri, 5 arrestati e 3 denunciati a piede libero, a vere e proprie stazioni di servizio abusive scovate dagli uomini della Guardia di Finanza di Catania. Gdf Catania sequestro carburante (1)Dopo il recente sequestro di oltre 70 mila litri di carburante, con l’arresto di 4 persone, i finanzieri del Comando provinciale hanno concentrato la loro attenzione sul fenomeno del contrabbando di prodotti petroliferi che sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti. Sono stati, quindi, predisposti specifici servizi volti ad individuare le aree di possibile arrivo e smercio dei prodotti. Proprio durante uno di questi i militari del Nucleo di Polizia Tributaria, insospettiti dal continuo via vai di camion all’interno di un parcheggio di Acireale, decidevano di appostarsi in prossimità dell’area dove veniva individuato un soggetto, arrestato solo pochi giorni prima, proprio per contrabbando di gasolio. Seguendo i movimenti dell’uomo veniva così scoperto un capannone industriale al cui interno alcune persone erano intente al travaso di carburante da serbatoi posti su un camion a cisterne. Gdf Catania sequestro carburante (6) (1)Le conseguenti perquisizioni, estese anche alle aree attigue e sui mezzi presenti, consentivano di individuare occultato in cisterne interrate e in grossi recipienti di plastica, oltre 200 mila litri di carburante di cui non veniva in alcun modo giustificata la presenza. Oltre all’ingente partita di prodotto sono state rinvenute numerose pompe di aspirazione e pistole erogatrici di carburante munite di conta-litri le quali, già collegate a cisterne, permettevano il rifornimento di camion e automobili. Tra i mezzi sequestrati anche un furgone, con funzione di vera e propria stazione di servizio mobile. Il tutto realizzato senza alcuna precauzione antincendio e in spregio a qualsiasi norma di sicurezza, con rischi elevatissimi per l’incolumità di coloro che si trovavano a maneggiare il prodotto o comunque nelle immediate vicinanze. Particolarmente remunerativo il giro d’affari infatti, pur venduto a prezzi stracciati, il carico avrebbe fruttato almeno 250 mila euro di cui una buona parte sarebbe finita nelle mani dei contrabbandieri dato che l’acquisto del prodotto è certamente avvenuto a prezzi modestissimi. Duplice è il danno che l’immissione in consumo avrebbe arrecato all’economia: da un lato la sottrazione all’erario di imposte per oltre 150 mila euro, dall’altro una concorrenza sleale sul mercato del carburante in considerazione del prezzo vantaggioso praticato.

 

Alessandro  Famà

 

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