ACIREALE – “Shhhh, fate silenzio, non dobbiamo superare i 53 decibel”. Questo lo slogan ripetuto per tutta la sera da Marco Cardia, gestore dell’ Etimué Pub, noto locale di Acireale sito nella centralissima via Monsignor  Genuardi, a due passi da piazza Duomo. Il contesto, una protesta pacifica e ironica nei confronti della città.

Per capire il perché di questa protesta bisogna tornare indietro di un paio di settimane. Marco e sua moglie Isabella, come ogni estate, allestiscono un piccolo palco all’ esterno del locale per poter proporre musica all’ aperto il venerdì sera. Ma quest’ anno è diverso. Quest’ anno buona parte dei residenti della via, infastiditi dal rumore che ogni settimana sono costretti a sopportare, hanno messo in piedi una raccolta firme per impedire all’ Etimué di far suonare le band in strada. Punto di forza dei residenti, un’ ordinanza comunale che vieta, in queste occasioni, di superare i 53 dB. Margaret Patanè, residente nella via, pur dichiarando di non aver firmato comprende le ragioni dei suoi vicini, esasperati dal baccano. “Non ho nulla contro i ragazzi che vogliono mandare avanti questa attività, però ogni venerdì noi siamo troppo infastiditi dal rumore, a maggior ragione chi di noi si trova ai piani più alti. Lo facessero a volume più basso io non avrei nulla da ridire”.

Niente musica all’ aperto per l’ Etimué, dunque. E niente musica fuori, in estate, per Marco e Isabella vuol dire niente musica. Impossibile organizzare le serate estive all’ interno del locale.

È così dunque che hanno un’ idea: l’ ultimo atto dei loro eventi musicali estivi sarà il funerale della musica. Ed è così che arriviamo a ieri sera. Al seguito di una bara con dentro una chitarra trasportata dai due ragazzi, i frequentatori più o meno abituali dell’ Etimué hanno sfilato in un corteo silenzioso, dal locale a Piazza Duomo e ritorno. Tutti ascoltando musica “nell’ unico modo consentito in questa città: alle cuffie”.

“Abbiamo un duplice obiettivo stasera” afferma Marco Cardia “prendere in giro alcune ordinanze ridicole di questa città, e mostrare quanto i giovani abbiano voglia di stare insieme e divertirsi in una città che tende sempre più al suicidio. Noi capiamo che c’ è il diritto al riposo e che i nostri vicini sono gente che lavora, ma lavoriamo anche noi e dunque abbiamo cercato di venire incontro alle loro esigenze, proponendo musica solo una volta a settimana e limitando le nostre serate anche in termini di orario. Anche l’ estate scorsa abbiamo deciso di staccare tutto a mezzanotte, nonostante l’ ordinanza ci consentisse di poter suonare fino alle 2.00. Portare avanti un’ attività in questa città è talmente difficile che già facciamo fatica in due (io e mia moglie Isabella), devi combattere con un tessuto connettivo poco aperto alle novità e che spesso non capisce le fatiche che ci sono nel nostro lavoro”.

Tanti i ragazzi che hanno deciso di sostenere questa iniziativa. “Personalmente, partecipo perché mi dispiace vedere come nella mia città sia difficile proporre qualcosa che in qualunque altra città sarebbe normalissima, come la musica” ci spiega Ignazio Sardo. “È triste vedere come una città che si ritiene a vocazione turistica, che vuole fare cultura, vuole fare arte, poi si ritrovi bloccata dai suoi stessi abitanti”.

La serata ha visto la partecipazione attiva degli Stark Delicious, band di ventenni acesi in rampa di lancio. Gli SD hanno intrattenuto i partecipanti “nell’ unico modo consentito in questa città” facendo finta di suonare”. Armati dunque di racchette da tennis, manici di scopa, piatti di plastica e scatoloni vuoti, hanno messo in scena un’ esibizione di air music. “Ci siamo sentiti in dovere di appoggiare Marco e l’ Etimué in quanto siamo cittadini di Acireale. Ci fa molto male passeggiare la sera per le strade e vedere il deserto. Fare musica è già difficile in quanto ogni giorno abbiamo a che fare con gente che vuole guadagnare sfruttando la nostra passione. Se siamo ostacolati anche dai nostri concittadini diventa quasi impossibile”.

Giuseppe Marano

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