ACIREALE − Continuano ad essere abbattuti alberi. Dopo i ben noti casi degli eucalipti in zona città del Fanciullo e della villa Belvedere questa volta tocca a Santa Maria la Scala, che si è vista privata degli alberi presenti nella piazza, da sempre riparo dalla calura estiva per i molti frequentatori del borgo marinaro. L’abbattimento degli alberi rientra nel progetto di riqualificazione della frazione acese, che dovrebbe portare all’ammodernamento di uno dei borghi più belli della costa ionica. Sia quelli della piazza che quelli (ancora per poco) presenti sul lungomare mostravano segni di senescenza e di pericolosità, oltre al fatto che le grosse radici avevano gravemente danneggiato la pavimentazione della piazza e del marciapiede. Si è così optato per l’estirpazione totale delle suddette piante, che dovrebbero essere sostituite da alcune specie più consone all’ambiente marino. Se da un lato tutto è stato fatto nel rispetto delle norme, dall’altro rimane sempre un po’ di malcontento nel momento in cui viene a mancare un elemento necessario e difficilmente sostituibile come un albero ad alto fusto. La speranza di tutti i cittadini acesi è che questi alberi vengano sostituiti da specie che non facciano rimpiangere quelle vecchie, anche dal punto di vista estetico.

Stessa speranza degli studenti del Liceo Scientifico Archimede, scuola in cui altri alberi ad alto fusto sono stati abbattuti in nome della sicurezza degli studenti. Anche quí, pur comprendendo quanto il preside Riccardo Biasco sia disposto a prendere decisioni anche amare in nome della sicurezza dei suoi alunni, a tanti “mancano” quegli alberi e in molti chiedono che vengano sostituiti.
Questi due casi sono solo gli ultimi di una lunga serie che negli ultimi anni ha visto calare notevolmente il numero di alberi ad alto fusto in territorio acese. Si va dagli alberi di Corso Italia distrutti dalla tromba d’aria del 5 Novembre 2014 agli eucalipti estirpati per far posto ad un chiosco. Passando dai numerosi ceppi che sono stati rimossi alla villa Belvedere. Antonio Tomarchio, ex consigliere provinciale e da sempre attivo nella politica acese, non nota nulla di positivo in tutto ciò. “Parrebbe che negli ultimi vent’anni ad Acireale si sta andando nella direzione opposta rispetto alla tutela della natura. Pur essendo fatto tutto nel rispetto della legge non credo che estirpare tutti questi alberi sia un bene per la città. Francamente credo che ad Acireale non vi sia la cultura del verde. Lo dimostra anche il fatto che non ci si è mai opposti con forza alla chiusura dell’istituto Agrario”.
Sicuramente in molti si chiedono se non fosse stato meglio cercare di recuperare tutti gli alberi malati o pericolosi, e auspicano una maggiore attenzione alla cura costante delle piante. Tanti cittadini lamentano una svolta per nulla attenta al verde dell’amministrazione Barbagallo (a riprova di ciò, proprio in questi giorni il prato di Piazza Europa è stato sostituito dalla ghiaia) e c’è chi non crede che gli alberi ad alto fusto non possano stare in città poiché pericolosi. In effetti, di certo le città verdi del Nord Italia non hanno acquisito questa fama grazie ad alberi di piccola taglia o cespugli e viene da chiedersi perché il medesimo albero a Roma o Milano è assolutamente normale mentre ad Acireale rappresenta una minaccia. Senza dimenticare che tagliare troppi alberi ad alto fusto vuol dire indebolire il terreno e appesantire la Timpa di un carico di acqua eccessivo quando piove, con conseguenza un possibile (e già iniziato, proprio a seguito delle ultime piogge torrenziali) franamento del costone roccioso.
Insomma, non si può certo biasimare chi mette in primo piano la sicurezza delle persone, ma ciò andrebbe inserito in una visione più lungimirante in cui privare la città del verde rappresenterà un problema in un futuro neanche troppo remoto per gli stessi cittadini che oggi si cerca di proteggere a qualsiasi costo.

Peppe Marano

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